Crisi Mahle: sindacati e istituzioni al fianco dei lavoratori per evitare la chiusura degli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia

25.10.2019

 

 

 


SALUZZO - “Notizia drammatica e inattesa” così il sindaco Mauro Calderoni ha definito la decisione dell’azienda Mahle di chiudere gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia, per spostare la produzione in Polonia e togliere così il lavoro a oltre 450 dipendenti. Dipendenti che mercoledì 23 ottobre di fronte all’Amma di Torino, durante l’incontro tra le parti sindacali e i rappresentanti dell’azienda, hanno manifestato la loro rabbia e indignazione. 

 

Venerdì mattina una delegazione di lavoratori sono stati ricevuti nella sala del Consiglio di Saluzzo dalle istituzioni locali e dai rappresentati sindacali per fare il punto su quanto discusso mercoledì.

 
“Da un punto di vista formale, ancora nel tavolo del maggio di quest’anno, l’azienda tranquillizzava che non c’era intenzione di smettere la produzione fino al 2021 - ha spiegato il sindaco Mauro Calderoni -. Cosa sia cambiato al 23 ottobre non è dato sapere, è ed invece quello che vorremmo sapere dall’azienda. In riunione oggi c’è L’ intero consiglio, la giunta e i sindaci saluzzese. Provincia e Regione sono stati informati, così come tutti i parlamentari provincia della Cuneo, questo per sollecitare le istituzioni del territorio che ricoprono incarichi a tutti i livelli. 

Comune non ha un ruolo formale in una vicenda complessa, ma siamo qui per testimoniare la vicinanza delle istituzioni in un momento delicato a una realtà produttiva importante per il saluzzese, che ha un peso non indifferente perché parliamo di centinaia di posti di lavoro”.

 

Giovedì mattina i lavoratori hanno ricevuto ufficialmente la lettera di licenziamento, restano perciò 75 giorni per cercare di far cambiare idea all’azienda.

 

“Nei prossimi due mesi e mezzo - ha proseguito Calderoni - è bene avere un rapporto tra istituzioni e sindacati per trasferire informazioni in maniera più corretta possibile, cercando di evitare l’emotività che mi rendo conto in questi momenti rischia di trapelare. Dobbiamo essere freddi e determinati in questi momenti”.

 

Il prossimo incontro con la Mahle si terrà il 31 ottobre alle ore 10.30 all’Unione industriale, sarà presente il vice sindaco insieme ai sindacati che sono pronti a dare battaglia. 

 

“Si tratta di spingere avanti la questione, sforzarci per individuare soluzioni sostenibili per il lungo periodo. La soluzione di trasferire l’attivi dove costo del lavoro è più basso, non è lungimirante. Siamo in una situazione di crisi generale in tutto il paese, sperare che ci sia un occhio di riguardo da parte del Mise è miope. Lo sforzo deve venire dal territorio. Dobbiamo essere noi il supporto della battaglia che avete iniziato il 23 ottobre. Spero si possa far cambiare idea all’azienda, solo dopo penseremo a delle alternative. Dobbiamo impegnarci affinché questa soluzione banale e semplicistica non sia l’unica sul tavolo”. 


“La Mahle ha due stabilimenti, 209 dipendenti a Saluzzo, 243 a La Loggia - ha aggiuto Pierandrea Cavallero della Fiom Cuneo -. Dato già di per se importante se pensante che fino a qualche anno fa contava 800 dipendenti.  Ha vissuto anni difficili, abbiamo segnalato più volte alla casa madre che c’era un problema che dovevano risolvere. Non hanno mai fatto nulla. Negli ultimi anni con sacrifici abbiamo portato l’azienda a produrre utile. Risposta dell’azienda, la Cassa integrazione dei lavoratori. Nel tempo abbiamo poi avuto più incontri in cui la casa madre ha escluso tassativamente la chiusura degli stabilimenti. La crisi del diesel non giustifica la decisione di mercoledì. Con molta freddezza ci hanno snocciolato una serie di dati, hanno detto che la crisi diesel proseguirà e quindi la strategia industriale li ha portati alla decisione della chiusura degli stabilimenti. Quello che si produrrà in italia sarà in Polonia. Dal loro punto di vista gli stabilimenti italiani non hanno più ragione di esistere”.

 

Ora l’obiettivo dei sindacati è di far ritirare la cessazione della produzione degli stabilimenti. Se dovesse infatti essere conferma la chiusura, i dipendenti avrebbero diritto alla disoccupazione ma senza ammortizzatori sociali perché la cassa integrazione per cessata attività non esiste più.

“Il diritto dei lavoratori è aver un posto di lavoro. Quello che ci hanno tolto mercoledì è la dignità”. La Fiom ha dichiarato altre otto ore di sciopero e a novembre una delegazione di lavoratori si confronterà con gli altri sindacati a Stoccarda, “porteremo i lavoratori alla casa madre per far vedere come si muove l’azienda. Se necessario fare l'occupazione degli stabilimenti. Siamo disponibili alla riconversione. Ma così riteniamo che sia una vergogna ingiustificabile”. 

 

Durante l’incontro è intervenuto anche Giuseppe Leuzzi della Cgil cuneo “La proposta principale è che si ritiri il licenziamento. Adesso vogliamo vincere. Quello che hanno fatto la Mahle è mancanza di rispetto”. 

 

 

 

C.g.

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