All'ex Fabbrica Bertoni dal 5 ottobre al 1° dicembre, la mostra fotografica "Berlino 1989. La storia in istantanea"

24.09.2019

 

 

 

SALUZZO - A trent’anni da quel 9 novembre 1989, le fotografie di Mario Laporta e gli istanti in esse racchiusi entrano in dialogo con il contesto postindustriale e fortemente caratterizzato della Ex Fabbrica Bertoni di Saluzzo, in occasione di "Berlino, 1989. La storia in istantanea", mostra ideata e realizzata dell’Istituto Garuzzo per le ArtiVisive. Proponendo una inedita presenza installativa, plastica, l’esposizione, visitabile da sabato 5 ottobre a domenica 1° dicembre, è scandita da un ampio murale composto da 178 fotografie, 12 immagini sospese e fuori formato e una proiezione, per attraversare le emozioni e le sensazioni vissute dai protagonisti di una vicenda diventata patrimonio della memoria collettiva. Nel novembre del 1989, Mario Laporta si trovava a Berlino est, con in tasca un biglietto per Lipsia mai più utilizzato, per realizzare un reportage fotogiornalistico sulle proteste dei sindacati. L’attenzione dei mezzi di informazione era concentrata sulla narrazione di quegli eventi ma quando il Muro venne abbattuto, fu subito evidente a tutti che stava accadendo qualcosa difficilmente dicibile. «Pazzesco», era l’esclamazione che le persone si scambiavano, per provare a dare un aggettivo a ciò che vedevano succedere davanti ai loro occhi.La cronaca, vissuta e attraversata in maniera più o meno consapevole, diventa mitologia da tramandare.Laporta entra ed esce vorticosamente dalla scena, sceglie di concentrarsi sul particolare per poi ampliare il punto di vista, intersecando micro narrazioni e prospettive densamente simboliche. Andando più a fondo, anzi, a latere della magniloquenza della storiografia, ciò che appare è un calembour di individui elegantemente calati in un contesto, una antologia nella quale si intravedono migliaia di storie personali, private, intime, raccontate non solo dalla presenza ingombrante di vari strati di cemento più o meno sgretolato ma anche dalla foggia degli abiti e dalle acconciature, da un ambiente percettivo perfettamente codificato che, oggi, riconosciamo come stile inconfondibile.E così, vediamo tutte le sfumature di quegli attimi, espresse da ogni singolo muscolo e da ogni lacerto di tessuto, come se il grande corpo di quelle persone, riunite nella forma fluida di una marea riversata nei pressi di Checkpoint Charlie e del valico della Bornholmer Strasse, fosse impegnato in una scenografia amletica, una prova da grande attore.

 

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