Partito il progetto di cohousing sociale della Caritas: i primi cinque giovani hanno iniziato la convivenza e il servizio di volontariato

11.06.2019

 

 

 

SALUZZO - Il progetto di cohousing “Casetta” di Saluzzo è partito. Sono già quattro i coinquilini che hanno risposto alla call della Caritas diocesana per abitare nell'ex casello ferroviario di via Savigliano per un anno, a loro si è aggiunto poi un quinto giovane, arrivato da Cavallermaggiore, che resterà per dare una mano nel periodo estivo al progetto Saluzzo Migrante. Cinque giovanissimi, laureati o laureandi che hanno deciso di investire il loro tempo nel volontariato della Caritas, seguendo i principi del dono, della condivisione e del senso civico. In cambio infatti dell’affitto quasi gratuito dei locali della Casetta, i giovani svolgono qualche ora di volontariato alla settimana nelle diverse attività della Caritas. 

 

Michela Bertorello ha 21 anni e arriva da Revello. E’ al terzo anno di università come Educatore Professionale ed è entrata nella Casetta il 1° maggio. “E’ la prima volta che faccio questo tipo di esperienza - racconta - avevo voglia di cambiare e allo stesso tempo di andare via di casa. Quando ho sentito dell’opportunità di questo cohousing, ho colto la palla al balzo. Conoscevo già il progetto Saluzzo Migrante, ho saputo del bando tramite Maria Cristina Galeasso e anche attraverso ApprossimAzioni dove svolgevo il tirocinio. Avevo iniziato facendo piccoli lavori e poi ho deciso di iscrivermi al bando”. Anche tu come gli altri hai iniziato le tue ore di volontariato, di cosa ti occupi? “Sì, facciamo cinque ore alla settimana, con orario flessibile, svolgo diverse attività ma principalmente mi occupo del tutoraggio a due ragazzi, ex lavoratori stagionali, che ora vivono in un alloggio a Saluzzo. Il mio compito è aiutarli a orientarsi tra i servizi del territorio, ma anche a capire quali sono le abitudini dentro la casa, come ad esempio fare nel modo corretto la raccolta differenziata. Do una mano anche all’Infopoint o a sistemare i locali della Caritas e partecipo alle attività di sensibilizzazione in alcuni eventi, ad esempio il Life che si è tenuto a Verzuolo”. Come ti trovi a vivere quest’esperienza di convivenza? “Condividere gli spazi mi viene abbastanza naturale, mi piace condividere l’ambiente in cui vivo e mi piace vedere come gli altri vivono la loro quotidianità, vedere quali sono le loro abitudini. Inoltre, credo che convivere aiuti a confrontarsi e a stimolare sempre il dialogo”. 

 

Enrico Tarò ha 22 anni e viene da Verzuolo. Si è laureato al Politecnico di Torino in Design e Comunicazione visiva a marzo. Per tre anni e mezzo ha vissuto a Torino con Giacomo, uno degli altri coinquilini della Casetta. “Entrambi quando abbiamo finito l’affitto a Torino siamo tornati a Verzuolo, ma sapevamo che era una situazione temporanea, volevamo cercare di portare ciò che ci piace e ciò che abbiamo imparato in questi anni dall’ambiente torinese alla realtà locale torinese”. Come sei venuto a conoscenza di Saluzzo Migrante e del progetto Casetta? “Ho conosciuto prima Maria Cristina, poi il posto e da lì ho deciso di provare a fare la call”. Cosa ti ha convinto a presentare domanda? “Era una possibilità interessante, in particolare per vivere un’esperienza con altre persone che condividono un progetto comune. In generale poi volevo confrontarmi con una realtà che mi avrebbe ‘svegliato’ a livello umano”. Come vivi la convivenza con gli altri inquilini? “La convivenza non è stato uno shock, ero già abituato, funziona anche perché ci troviamo tutti bene. Inserirsi è stato molto naturale. Ognuno contribuisce a modo suo, a me piace ad esempio piace cucinare, quindi spesso mi dedico ai fornelli!”. Anche tu hai già iniziato il tuo servizio di volontariato? “Si faccio lavori vari, poi mi piacerebbe contribuire con la realizzazione di eventi e iniziative culturali che coinvolgono tutta la città. Sarebbe bello iniziare un progetto di questo tipo”. 

 

Maria Cristina Galeasso è la più grande, la “mamma” come la definiscono affettuosamente gli altri inquilini, ma di fatto anche lei è giovanissima, ha 25 anni e arriva da Alba. Quella alla Casetta non è la sua prima esperienza di convivenza e nemmeno di co-housing. E’ stata lei infatti insieme a un’altra ragazza, Martina Domenichini, a studiare il progetto della Casetta “Dopo l’Università di Economia a Milano e Forlì e in parte in Francia per l’Erasmus, ho visto la call di Saluzzo Migrante che cercava volontari. Non sarei tornato ad Alba, non ero pronta per tornar a casa, mi sarebbe piaciuto continuare sul volontariato. Ho visto la situazione e ho chiesto di fare un periodo a Saluzzo. Mi sono laureata studiando e analizzando proprio Saluzzo Migrante. Per il periodo che sono stata qua, la Diocesi ha messo a disposizione per e per Martina una casa in corso Roma. E’ stata una sorta di sperimentazione per Caritas nei confronti dei giovani e abbiamo scritto il progetto Casetta proprio per dare continuità a questa fase di sperimentazione, per rimarcare appunto l’attenzione di Caritas verso i giovani, ritenuti oggi una fasci su cui concentrarsi molto”. Oggi lavori come collaboratore della Caritas e in più fai servizio di volontariato? “Sì, mi occupo della contabilità e poi faccio alcune ore settimanali per la progettazione sociale. Ci occupiamo molto degli stagionali ma lavoriamo sulla globalità dell’intervento Caritas”. La convivenza non è mai stata un problema per te? “Ho fatto cinque anni di casa condivisa, ma qui per me è stato importante che il coinquilino condividesse quel progetto. Avere in casa persone che vivono la stessa situazione può essere uno sfogo e un confronto. Forse è un po’ stancante perché sembra di non staccare mai, ma se si ha questa passione, ognuno ci mette del suo, ci si ritaglia momenti liberi nel weekend”.  

 

Giacomo Vittone, ha 23 anni e come Enrico arriva da Verzuolo. Si sta laureando anche lui al Politecnico di Torino in Design del Prodotto. “Dopo la laurea vorrei fermarmi un attimo per portare appunto ciò che ho imparato nella realtà saluzzese”. Come hai scoperto questo progetto? “Anche io conoscevo già Saluzzo Migrante, poi venendo qui a dare una mano in giardino, ho deciso di provare e continuare a vivere da solo”. Come sta andando il lavoro di volontariato? “Non è ancora proprio iniziato, ma ho già fatto diverse cose, come la presenza con il progetto Mais a Torino in cui ero il portavoce di Saluzzo Migrante. In questo periodo lavoro anche all’Orto Collettivo di Piasco, al campo della cooperativa del Casolare diventato un orto dove si contribuisce alla coltivazione e in cambio viene data una quantità di prodotto che io ad esempio porto qui alla Casetta”. Perché hai deciso di presentare domanda? “Ho visto in questo progetto un’innovazione totale, la stessa innovazione che poi ho visto nell’orto collettivo”. E con la convivenza come ti trovi? “La convivenza mi piace perché c’è possibilità di confronto. Avere altre persone con cui parlare mi stimola, mi fa sentire meglio e mi tiene attivo”. 

 

L’ultimo arrivato è Edoardo Baradello, 24 anni, di Cavallermaggiore, anche lui studente. “Ho terminato la triennale e ora vorrei continuare a studiare nell’interdisciplinare di Sviluppo Internazionale per cui dovrò viaggiare in Repubblica Ceca, Francia e Italia”. Come mai quindi questa parentesi saluzzese? “L’anno scorso sono venuto a montare i letti al Pas, con gli altri scout capi del CNGEI di Bra. Inizialmente, volevo vivere un’esperienza all’estero, in Africa, poi ho capito che potevo venire a contatto con questo mondo anche dando una mano qui a Saluzzo”. A differenza dei tuoi coinquilini non resterai un anno. “No infatti, resto fino a fine agosto per fare volontariato mirato per il progetto Saluzzo Migrante. Ho iniziato giusto oggi (lunedì 3 giugno, ndr) e sono arrivato sta mattina”. E come ti sembra l’idea della convivenza? “Facile, mi sembra ci siano persone con cui è piacevole vivere e poi mi affascina un’esperienza di coabitazione, sogno un modello di vita che comprenda interazione con altre vite”. 

 

Oggi sono cinque i coinquilini della Casetta, ma i posti letto sono in totale nove. I restanti saranno a disposizione di giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni che come Edoardo arrivano da più lontano, tranne uno, messo a disposizione di un utente Caritas. I ragazzi in quanto studenti pagano un affitto da 30 euro mensili e si spostano in città con i propri mezzi bici, vespa o macchina. L’entusiasmo non gli manca e presto l’idea è di rendere l’ex casello ferroviario un vero e proprio polo culturale e sociale aperto alla cittadinanza, organizzando eventi e iniziative ad hoc. L’inizio promette bene. 

Chiara Gallo 

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