Nella Granda la disoccupazione più bassa del Piemonte: 4,3% nel 2018

25.03.2019

CUNEO - Malgrado l’incertezza di alcuni imprenditori e le crisi aziendali in atto, la provincia di Cuneo mantiene un record invidiato da diverse zone d’Italia e d’Europa: un tasso di disoccupazione che nel 2018 è stato del 4,3%, il più basso a livello regionale, con un recupero rilevante rispetto all’anno prima. 

Lo certificano gli ultimi dati dell’Istat che analizzano la situazione regionale: a fine dello scorso anno, in Piemonte, il tasso di disoccupazione è sceso di quasi un puntp percentuale, arrivando all’8,2% rispetto al 9,1% dell’anno prima. Un risultato migliore di quello medio italiano, ma non degli altri paesi europei. Secondo l’istituto nazionale di statistica emerge come in tutte le province si sia verificato un andamento positivo. Il calo maggiore nella provincia di Novara, passata da dall’11,2 all’8,5%. Stabile Torino al 9,2%, mentre a Cuneo la disoccupazione resta la più bassa: 4,3% ed era al 6,1% nel 2017. Il tasso più alto in Piemonte di chi è in età da lavoro ma non trova impiego è ad Alessandria: il 10%. 

In termini assoluti, nel 2018, in Piemonte erano occupate un milione e 832 mila persone, 12 mila in più del 2017. A Cuneo in 12 mesi ci sono stati 700 occupati in più, mentre è in controtendenza la provincia di Asti, che ha perso 2.600 posti. 

Tra i settori produttivi sono i servizi a dare lavoro alla maggior parte dei piemontesi, tanto da contare oltre 1,2 milioni di addetti, mentre per la prima volta dopo diversi anni è tornato a crescere anche l’edilizia. 

Per la Granda, storicamente, il tasso di disoccupazione è sempre stato straordinariamente basso: quindici fa, nel 2004, era ad esempio al 2,3%, Numero che metteva la provincia al pari di alcune delle zone più ricche e dinamiche d’Europa, mentre si superò il 6% anche nel 2012 e 2013 (l’anno peggiore, con il 6,8%). 

In questi anni però tutti i sindacati hanno ricordato come, se aumenta la “quantità” di lavoro, peggiori invece la qualità: i contratti a tempo determinato superano quelli a tempo indeterminato e le donne sono sempre più penalizzate rispetto gli uomini nel mercato del lavoro. 

Altri numeri per capire la situazione: nella Granda ci sono 260.900 occupati, di cui 151.100 uomini (il loro numero è cresciuto l’anno scorso) e 109.800 donne (-0,2% nel corso del 2018). I settori con più occupati: servizi con 94 mila addetti, industria con 68 mila, commercio e turismo con 52 mila. In 9400 sono in cerca di occupazione: 6.200 donne e 3.200 uomini. 

La popolazione “inattiva” è di 304 mila cuneesi, più alta degli occupati: ci sono 79.400 studenti, 117 mila pensionati e 100.900 che risultano nelle statistiche come “inattivi in età di lavoro”. 

I dati he provengono dal mondo economico provinciale sono però positivi. La consueta e periodica indagine congiunturale del sistema delle Camere di commercio, diffusa pochi giorni fa, dice che la produzione industriale della provincia di Cuneo tiene e si consolida, quella regionale arretra, quella nazionale cede. I numeri: per il periodo ottobre-dicembre 2018, a confronto con lo stesso trimestre dell’anno prima, la produzione industriale della Granda segna +1,3%, quella del Piemonte meno 0,4% e quella italiana meno 0,8%. Gli altri dati analizzati che rigurdano tutto il settore produttivo cuneese hanno il segno positivo: ordinativi interni (+0,4%) ed esteri (+0,9%), fatturato (+1,4%) e soprattutto fatturato dall’estero (+1,7%). Considerando l’intero anno la produzione dell’industria manifatturiera della provincia di Cuneo ha realizzato una variazione tendenziale media annua del +1%. Si parla di variazione tendenziale perché l’indagine congiunturale fotografa le aspettative e le attese delle imprese. La rilevazione è stata condotta a febbraio coinvolgendo 1.241 imprese piemontesi (che insieme hanno poco meno di 85 mila occupati e 54 miliardi di euro di fatturato) e di queste 165 sono cuneesi, rappresentative di ogni dimensione e settore. 

Molto positivi infine i dati consolidati dell’export 2018 che registra un +5,2% rispetto al 2017 e un saldo della bilancia commerciale positivo per 3,8 miliardi di euro, anche questo un record. La crescita delle merci “Made in Cuneo” è stata del 6,5% nei Paesi dell’Unione Euroea e del 2,5% per il resto del mondo. 

“Il 2018 si è chiuso con un risultato straordinario che ha migliorato quello, già estremamente lusinghiero, del 2017” ha spiegato Ferruccio Dardanello, presidente della Camera di commercio. Aggiunge: “Il Cuneese cresce malgrado un mercato interno ormai in recessione tecnica e nessuna credibilità dell’Italia sui mercati internazionali, oltre alla notoria mancanza di infrastrutture. Il segreto? Le imprese hanno lavorato su quello che cercano i mercati: innovazione e qualità. Ma siamo all’84° posto in Italia, su 105 province, per deficit infrastrutturale”.

Per la prima volta il valore delle merci esportate dal cuneese ha superato la soglia degli 8 miliardi di euro di valore.      

Lorenzo Boratto

 

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