Carceri: le difficoltà della Granda

14.01.2019

 

 

CUNEO - La situazione delle carceri della provincia di Cuneo appare quanto meno difficile. A tracciare un quadro generale sono stati i quattro Garanti dei diritti e doveri dei detenuti nominati per vigilare sulla situazione delle altrettante carceri presenti nella provincia Granda. Così, come da tradizione, il primo giorno dell’anno Alessandro Prandi (garante ad Alba), Mario Tretola (Cuneo), Bruna Chiotti (Saluzzo) e Rosanna Degiovanni (Fossano), hanno visitato le carceri di Alba, Cuneo e Saluzzo, evidenziando situazioni di disagio, criticità e sovraffollamento.

Alba: incertezze 
e sovraffollamento
La situazione più difficile è certamente quella che si registra al “Giuseppe Montalto” di Alba, tanto che il Garante ha espresso apertamente un “po’ in imbarazzo ad essere nuovamente qui, come ogni anno, a parlare della situazione”.
Com’è noto la Casa di reclusione albese è stata chiusa esattamente tre anni fa - tra fine dicembre 2015 e inizio gennaio 2016 - in seguito ad un’epidemia di legionella, l’ultima di una lunga serie, che portò in ospedale quattro persone detenute. Seguì lo sfollamento verso altri istituti del Piemonte e l’applicazione del personale in altre carceri; dopo un anno e mezzo, a giugno del 2016, si arrivò alla riapertura di una sezione adatta ad ospitare 35 persone.
“Da lì in avanti”, ha continuato Prandi, “le informazioni si sono susseguite in modo intermittente e contradditorio sui tempi dei lavori di ristrutturazione, sulle risorse a disposizione e sulla modalità di realizzazione. Il 2017 a dire il vero si era chiuso con un filo di speranza e di fiducia (ambedue mal riposte): un cronoprogramma annunciato dal ministro della giustizia Orlando, già allora evidentemente irrealistico, prevedeva l’ingresso dei detenuti tra il 2018 e metà 2019. Inoltre le risorse messe a disposizione passavano da 2 milioni ai 4 milioni e mezzo di euro”.
Nel 2018 tutto sembra tornato opaco e indeterminato. “Nel settembre scorso”, informa Prandi, “il progetto è stato ultimato ed inviato dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al Provveditorato opere pubbliche competente per il Piemonte, per le verifiche di propria competenza, che però lo immediatamente respinto per vizi formali in quanto mancavano le firme in originale. Da lì in poi il buio. Inoltre, pare di capire che il Piano di edilizia penitenziaria 2018-2020 sia stato sospeso, tanto è vero che da un paio di mesi non è più consultabile sul sito del Ministero della giustizia”.
L’attuale carenza di spazi mina sul nascere le attività cosiddette socializzanti rivolte ai detenuti che hanno come obiettivo quello di abbattere la recidiva. Senza contare che il numero delle persone detenute oscilla tra le 45 e le 50, facendo di Alba il carcere più sovraffollato del Piemonte. Una situazione che preoccupa molto anche l’Amministrazione comunale, come ha avuto modo di riferire il sindaco Maurizio Marello lo scorso 17 novembre al ministro alla giustizia Alfonso Bonafede in visita ad Alba. Si confidava proprio in un intervento del Ministro, ma la speranza è rimasta vana.

Tensione a Cuneo
Non va meglio al “Cerialdo” di Cuneo, che conta 295 detenuti per 288 posti. “Si percepisce una tensione diffusa tra i reparti”, spiega Mario Tretola, “dove convivono 4 persone in ogni cella. Scarse disponibilità di lavoro, pochi riescono a essere impegnati. Il resto del tempo passa nell’ozio”. Tretola ha auspicato l’intervento di mediatori culturali che collaborando con gli agenti di polizia penitenziaria potrebbero creare un ambiente più sereno.
Non è un caso che lo scorso 18 ottobre,come raccontato dal segretario generale della Fns Cisl di Cuneo Vincenzo Ricchiuti, si sia verificata una nuova aggressione ai danni di due agenti della Polizia penitenziaria. Autore dell’aggressione un detenuto nord africano che, dopo aver effettuato un colloquio con i familiari, come da procedura è stato perquisito ed è stato trovato in possesso di una fotografia non ammessa. Secondo quanto stabilito dal regolamento interno, il personale ha prelevato la foto per depositarla poi nel magazzino, ma il detenuto si è scagliato contro gli agenti prendendoli a calci e pugni. I due sono stati hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 10 giorni.

Rivolta per il cibo a Saluzzo
A Saluzzo non si segnalano problemi di sovraffollamento, ma serie “criticità logistiche”, come sottolineato da Bruna Chiotti. In particolare, i lavori di ristrutturazione della cucina interna alla struttura sono stati la causa di una vera e propria ‘rivolta’ avviata dai detenuti lo scorso novembre, perché l’intervento ha obbligato il personale a servire pasti non cucinati e quindi non graditi ai carcerati.
A spiegare la vicenda il segretario generale dell’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) Leo Beneduci, secondo cui i reclusi hanno preso possesso della Terza sezione, quella a regime aperto dove si trovano i detenuti comuni, costringendo la Polizia penitenziaria ad azionare l’allarme e a chiudere la porta principale. L’ordine interno è stato ripristinato dopo circa mezz’ora, ma nel frattempo i carcerati avevano avuto il tempo di imbrattare le pareti e la porta con le cibarie ricevute.
Duro il commento di Beneduci sulla vicenda: “Quanto è accaduto nell’istituto penitenziario di Saluzzo rasenta il grottesco e se non fosse per i gravi rischi che il personale di Polizia penitenziaria in servizio nella struttura si è trovata a dover affrontare rispetto a così palesi condizioni di grave tensione, potremmo considerare più che ridicola la figura fatta dai vertici dell’amministrazione penitenziaria in ambito locale e regionale. Non è infatti ammissibile in alcun modo che un carcere italiano sia di fatto in completa balia dei gruppi organizzati di reclusi, quali che ne siano le motivazioni. Il danno è consistente non solo per la polizia penitenziaria ma per l’intera collettività”.

Situazione non facile 
anche a Fossano
Pur non avendo visitato la casa di reclusione di Fossano, i garanti hanno ribadito che “permangono le criticità già rimarcate nel 2018, in particolare la scarsità di spazi per la socializzazione e le attività, necessarie nell’ottica di una corretta e funzionale applicazione del regime detentivo di ‘sorveglianza dinamica’”.

 

Roberto Buffa 

 

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