Da gennaio 2019, tre Comuni in meno in Granda


CUNEO - Dal primo gennaio cambia, per la prima volta in oltre 70 anni di Repubblica, la “geografia amministrativa” della Granda. I Comuni della provincia di Cuneo saranno 247, tre in meno di oggi: le fusioni fra Comuni sono inedite in provincia, mentre sono già accadute in passato in Italia e nel resto del Piemonte. La prima fusione già approvata dalla Regione è quella tra Santo Stefano Belbo e Camo. Le altre due (Busca-Valmala e Saluzzo-Castellar) dovrebbero vedere il via libera in questi giorni. Ieri pomeriggio (lunedì 17 dicembre) i sindaci dei 4 centri (Marco Gallo, Andrea Picco, Maurizio Calderoni, Eros Demarchi) sono stati ascoltati dalla Commissione bilancio e affari istituzionali del Consiglio regionale e oggi (martedì) dovrebbe essere varata la legge regionale che recepisce il voto dei cittadini, a meno di intoppi dell’ultimo minuto. Il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna: “Le tre fusioni nel Cuneese sono un fatto molto positivo, in una provincia che finora non aveva dato segnali di apprezzamento verso questa opportunità. Le nuove realtà amministrative, oltre a godere di importanti incentivi finanziari, forniranno insieme servizi migliori ai cittadini, in un’ottica di programmazione più razionale”. Sono fusioni per incorporazione: i centri più piccoli hanno chiesto di unirsi per i problemi di bilancio, tra tagli dei trasferimenti ed entrate in diminuzione. I primi a muoversi sono state Busca e Valmala (10.110 e 49 residenti, al referendum del 24 giugno 25% di affluenza e 94% dei “sì”), poi Saluzzo e Castellar (16.958 e 300 residenti, solo 8% di affluenza a luglio con il 79% dei “sì”), ultime Santo Stefano e Camo (3.913 e 189 residenti, affluenza al 30%, si era votato il 14 ottobre, con il 90% di voti a favore). In questi mesi i Comuni hanno cambiato statuti e regolamenti, concordando che sarà garantita la presenza del Municipio dei comuni “incorporati”, con servizi e orari di apertura, oltre a un “pro sindaco” che non farà parte di consiglio e giunta comunale ma che, eletto tra i residenti, porterà le istanze dei territori e difenderà “l’equa distribuzione” delle risorse derivanti dalla fusione. I tre centri vanno al voto a maggio 2019. Prima delle scelte non erano mancate le polemiche. Valmala aveva ragionato per unirsi ai “vicini” in val Varaita, ma i vantaggi sarebbero stati minimi. Così ha optato per Busca, più grande, con cui confina per una piccola porzione e Brossasco aveva protestato: “I due centri hanno una storia totalmente diversa”. Anche Castellar in val Bronda, archiviata l’ipotesi di fusione con i paesi vicini, si fonderà con Saluzzo. In altri casi non c’è stato l’accordo: ad esempio Piasco e Rossana avevano detto “no” alla proposta di fusione di Costigliole (sarebbero arrivati a quasi 7 mila residenti con1,1 milioni in più di contributi in più ogni anno) e Roberto Ponte, sindaco di Piasco, aveva protestato: “Le fusioni portano i Comuni a diventare frazioni”. Sulla certezza delle risorse aveva rassicurato Reschigna a maggio dopo un’interrogazione del consigliere regionale Franco Graglia (forza Italia). I vantaggi economici sono rilevanti: 11 milioni di euro di trasferimenti in più in 10 anni per Busca-Valmala, 18 milioni per Saluzzo e Castellar, 7,3 milioni per Santo Stefano Belbo e Camo. Soldi calcolati da una legge che fa riferimento ai trasferimenti erariali 2010, quando le risorse per gli enti locali erano di gran lunga maggiori. Lorenzo Boratto