Da gennaio 2019, tre Comuni in meno in Granda

27.12.2018

 

 

 

CUNEO - Dal primo gennaio cambia, per la prima volta in oltre 70 anni di Repubblica, la “geografia amministrativa” della Granda. I Comuni della provincia di Cuneo saranno 247, tre in meno di oggi: le fusioni fra Comuni sono inedite in provincia, mentre sono già accadute in passato in Italia e nel resto del Piemonte. La prima fusione già approvata dalla Regione è quella tra Santo Stefano Belbo e Camo. Le altre due (Busca-Valmala e Saluzzo-Castellar) dovrebbero vedere il via libera in questi giorni. Ieri pomeriggio (lunedì 17 dicembre) i sindaci dei 4 centri (Marco Gallo, Andrea Picco, Maurizio Calderoni, Eros Demarchi) sono stati ascoltati dalla Commissione bilancio e affari istituzionali del Consiglio regionale e oggi (martedì) dovrebbe essere varata la legge regionale che recepisce il voto dei cittadini, a meno di intoppi dell’ultimo minuto. Il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna: “Le tre fusioni nel Cuneese sono un fatto molto positivo, in una provincia che finora non aveva dato segnali di apprezzamento verso questa opportunità. Le nuove realtà amministrative, oltre a godere di importanti incentivi finanziari, forniranno insieme servizi migliori ai cittadini, in un’ottica di programmazione più razionale”. Sono fusioni per incorporazione: i centri più piccoli hanno chiesto di unirsi per i problemi di bilancio, tra tagli dei trasferimenti ed entrate in diminuzione. I primi a muoversi sono state Busca e Valmala (10.110 e 49 residenti, al referendum del 24 giugno 25% di affluenza e 94% dei “sì”), poi Saluzzo e Castellar (16.958 e 300 residenti, solo 8% di affluenza a luglio con il 79% dei “sì”), ultime Santo Stefano e Camo (3.913 e 189 residenti, affluenza al 30%, si era votato il 14 ottobre, con il 90% di voti a favore). In questi mesi i Comuni hanno cambiato statuti e regolamenti, concordando che sarà garantita la presenza del Municipio dei comuni “incorporati”, con servizi e orari di apertura, oltre a un “pro sindaco” che non farà parte di consiglio e giunta comunale ma che, eletto tra i residenti, porterà le istanze dei territori e difenderà “l’equa distribuzione” delle risorse derivanti dalla fusione. I tre centri vanno al voto a maggio 2019. Prima delle scelte non erano mancate le polemiche. Valmala aveva ragionato per unirsi ai “vicini” in val Varaita, ma i vantaggi sarebbero stati minimi. Così ha optato per Busca, più grande, con cui confina per una piccola porzione e Brossasco aveva protestato: “I due centri hanno una storia totalmente diversa”. Anche Castellar in val Bronda, archiviata l’ipotesi di fusione con i paesi vicini, si fonderà con Saluzzo. In altri casi non c’è stato l’accordo: ad esempio Piasco e Rossana avevano detto “no” alla proposta di fusione di Costigliole (sarebbero arrivati a quasi 7 mila residenti con1,1 milioni in più di contributi in più ogni anno) e Roberto Ponte, sindaco di Piasco, aveva protestato: “Le fusioni portano i Comuni a diventare frazioni”. Sulla certezza delle risorse aveva rassicurato Reschigna a maggio dopo un’interrogazione del consigliere regionale Franco Graglia (forza Italia). I vantaggi economici sono rilevanti: 11 milioni di euro di trasferimenti in più in 10 anni per Busca-Valmala, 18 milioni per Saluzzo e Castellar, 7,3 milioni per Santo Stefano Belbo e Camo. Soldi calcolati da una legge che fa riferimento ai trasferimenti erariali 2010, quando le risorse per gli enti locali erano di gran lunga maggiori. Lorenzo Boratto 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Please reload

Archivio

Please reload

Categorie

  • White Facebook Icon

MAIL. redazione@saluzzoggi.it  |  TEL. 0171 690417

© 2017 by Saluzzo Oggi - P.I. 11180650019.

This site is proudly made in alternativeADV

Testata Saluzzo.png