Chiuse le indagini per il Tenda Bis

10.12.2018

 

CUNEO - Con la notifica della chiusura indagini a 16 persone (dipendenti Grandi lavori Fincosit, Anas e consulenti dello scavo tra Limone e Valle Roya) si è conclusa l'indagine condotta dai finanzieri del Nucleo Mobile della Compagnia di Cuneo, sotto la direzione della Procura di Cuneo e con la cooperazione della Procura della Repubblica di Nizza. Le indagini erano iniziate nel settembre 2016, tre anni dopo l’avvio dei lavori per il tunnel gemello alla galleria di fine ‘800. E procedevano a un ritmo molto lento: una media di mezzo metro al giorno. Le indagini erano state coordinate dall’ex procuratore capo Francesca Nanni (ora alla Procura generale di Cagliari) e dal sostituto Chiara Canepa. I 16 indagati sono accusati, a vario titolo, di attentato alla sicurezza dei trasporti (lo stesso capo d’accusa per gli indagati di Genova per il crollo del ponte Morandi), furto aggravato ai danni dello Stato, frode in pubbliche forniture, falsità ideologica in atti pubblici, detenzione illecita di oltre 200 kg di esplosivi.Non solo: sono stati bloccati nei mesi scorsi oltre 320 mila euro su diversi conti correnti della Glf (Grandi Lavori Fincosit, azienda che aveva vinto l’appalto internazionale, prima difesa e poi allontanata alcuni mesi fa da Anas “per gravi inadempienze”): un sequestro preventivo in base alla stima del danno causato. Le indagini hanno permesso di accertare che l’azienda vincitrice dell’appalto redigeva di fatto una “doppia contabilità”, ovviamente illecita, per far risultare ad Anas come acquistato e installato materiale idoneo, anche se una buona parte dei pali e tubi usati nel Tenda bis erano usati, di risulta. Ancora contestata dalla Procura la mancata impermeabilizzazione del tunnel, come dimostrano anche le immagini e i filmati acquisiti dalla Procura. I prossimi passaggi: la Procura non ha voluto rendere noti i nomi degli indagati e i rispettivi capi di accusa perché la notifica di chiusura indagini è un atto dovuto per preparare eventuali documenti o difese da fornire ai pubblici ministeri. Sarà poi il Gup, giudice per l’udienza preliminare, a decidere in base alle richieste dei pm un eventuale rinvio a giudizio nel processo che si aprirà nel tribunale di Cuneo nei prossimi mesi. Gli indagati sarebbero comunque gli stessi colpiti anche da misura cautelari oltre un anno fa, tra arresti domiciliari, obblighi di dimore e divieti di risedere nel Cuneese. Intanto il cantiere è deserto dalla scorsa estate quando Anas aveva rescisso il contratto “per gravi inadempienze” con Glf, vincitrice della gara da 176 milioni, peraltro con un forte ribasso. Prima del sequestro durato poco più di due mesi erano quasi 100 gli addetti impegnati nello scavo, inclusi anche i subappaltatori. Due i fronti più preoccupanti rilevati da investigatori delle “fiamme gialle” e dai consulenti incaricati dalla Procura (l’ingegnere Umberto Croce e il perito elettrotecnico Silvano Galan): l’acquisto e posa di materiali non conformi nella galleria, scavata per meno del 25%, e la mancata impermeabilizzazione dell’opera, che risultava invece dai “Sal”, gli Stati di avanzamenti lavoro, documenti dopo i quali scattava il pagamento da parte di Anas. Nel primo caso, attraverso una doppia contabilità, risultavano acquistati materiai di prima scelta e certificati secondo il capitolato, ma venivano installati nella galleria tubi e pali scadenti, usati, senza marchiature di garanzia. Nel secondo caso è stata accertata la mancata impermeabilizzazione totale della galleria. Da segnalare che le indagini erano partite da alcune ipotesi accusatorie poi “ampliate” nelle lunghe indagini: risultavano rubate tonnellate di acciaio destinate alla galleria, ma che venivano rivenduto in nero. Inoltre veniva sottratto anche lo smarino, cioè i detriti estratti dalla montagna, in modo che lo smaltimento fosse più “economico” rispetto a quanto imposto dalla legge. Da ricordare che l’opera è pagata al 42% dalla Francia, ma appaltata interamente da Anas, anche sul versante della valle Roya. Lorenzo Boratto
 


 

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