Tenda Bis: il cantiere fermo da sei mesi. L'opera sempre al centro di tensioni tra Italia e Francia

12.11.2018

 

 

 

 

CUNEO - Da giugno il cantiere del Tenda bis, al confine tra valle Vermenagna e val Roya, resta sconsolatamente vuoto. E il raddoppio del collegamento internazionale continua ad accumulare ritardi e polemiche. A inizio estate era avvenuta la rescissione del contratto da parte di Anas per “gravi inadempienze” nei confronti di Fincosit, da tempo in concordato preventivo per la parte costruttiva (un passaggio che molto spesso anticipa il fallimento).
Vincenzo Battaglia, segretario provinciale Filca Cisl (sigla che si occupa di edilizia): “Situazione deprimente. Nell’ultimo incontro in Prefettura a Cuneo con i massimi dirigenti Anas e parlamentari di diverse forze politiche, ci era stato garantito entro ottobre sarebbero ripresi i lavori: e ottobre è passato. I disagi sono già stati troppi e vorremmo un po’ di chiarezza: sapere almeno quali sono stati gli impedimenti. L’opera dava lavoro a quasi 100 persone, contando i subappalti. E rappresentavano una fonte di reddito per il territorio”. Fincosit ha pagato ancora il mese di giugno ai suoi lavoratori, ma stanno ancora aspettando alcune mensilità arretrate: “Due o tre a seconda dei casi, oltre al Tfr, il trattamento di fine rapporto” spiegano i sindacati.
L’inchiesta della Procura di Cuneo, iniziata oltre due anni fa, è in fase conclusiva: a maggio 2017 c’era stato il sequestro del cantiere (durato 80 giorni) con 17 indagati, di cui 4 erano finiti agli arresti domiciliari. Nel procedimento, nei mesi scorsi, si sono costituiti parte lesa lo Stato francese e gli enti locali d’Oltralpe, ma anche il Comune di Limone, le stesse Anas e Fincosit. Dichiarandosi parte lesa nelle indagini, la Francia ha così potuto nominare legali e periti per seguire i monitoraggi. Un passaggio utile in caso di rinvio a giudizio: tutti saranno coinvolti nel processo e potranno chiedere i danni. La Francia, sia le amministrazioni locali sia lo Stato centrale, partecipava con una quota del 42% al lavoro del Tenda Bis (il resto è a carico dell’Italia, costo totale di 176 milioni).
Si deve ricordare che l’inchiesta della Guardia di Finanza era diventata fin da subito una “figuraccia internazionale”, con udienze in Senato e i francesi che, a metà giugno 2017, mentre in prefettura a Cuneo rassicuravano sulla tenuta del muro alto 11 metri, nelle stesse ore decidevano invece di metterlo in sicurezza con un contromuro costato 100 mila euro. “Abbiamo anticipato le spese” avevano spiegato dal dipartimento delle Alpi Marittime, senza dire che le anticipavano per l’Italia. Figuraccia rinnovata con la conferenza intergovernativa Alpi del Sud a Parigi del 18 ottobre: Anas rassicurava sulla tenuta del muro e la Francia spiegava ai delegati italiani che avrebbe abbattuto e demolito il muro. In questa situazione di incertezza locale se ne aggiunge un'altra: il Governo di Giuseppe Conte ha azzerato i vertici di Anas e ancora a maggio la parlamentare monregalese del Movimento 5 Stelle Fabiana Dadone e il consigliere regionale Mauro Campo avevano scritto: “Qualsiasi cosa succeda ora ai lavori per il raddoppio della galleria, una cosa è certa: ci vorrà troppo tempo e, probabilmente, altri soldi pubblici. Nessuno prenda in giro i cittadini con l'illusione di riavviare il cantiere a breve, anche solo per finire il nuovo tunnel. La rescissione del contratto tra Anas e l'impresa appaltante apre un lungo periodo di contrattazioni, durante il quale non si potrà muovere un granello di sabbia”.                    Lorenzo Boratto

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