Lupi: nel Cuneese la maggiore popolazione delle Alpi

22.10.2018

 

 

 

 

 


CUNEO - Il grande predatore da due decenni è tornato sulle Alpi e l’opinione si divide, come accade dalla notte dei tempi: viva il lupo o crepi il lupo. Si stima siano 109 i lupi nella Granda, oltre la metà di quelli dell’intero Piemonte (195) e il 35% della popolazione di tutto l’arco alpino (293). Suddivisi in 19 branchi e una coppia, vivono in tutte le vallate cuneesi e sono stati avvistati anche verso la pianura e nel Roero. Nel 2014 un lupo venne investito da un’auto a Murazzano, frazione di Fossano.
Sono alcuni dati del censimento conclusivo del mega progetto europeo “Life Wolfalps”, che per sette anni ha visto uno stanziamento di oltre 4,1 milioni di euro dall’Unione Europea, per iniziative dalla Francia alla Slovenia che hanno convolto decine di enti. Il capofila del progetto per l’Italia è il Parco Alpi Marittime. Spiegano dall’area protetta: “L’obiettivo di Wolfalps era realizzare azioni coordinate per la conservazione della popolazione alpina di lupo. I dati finali sono stati appena pubblicati. Oggi quasi tutti i lupi presenti sulle Alpi sono “conosciuti”: avvistamenti e anche analisi del Dna che permettono di rivelare gli spostamenti. Si tratta di monitoraggi importanti per la futura gestione di questo predatore”.
La densità media dei branchi: 5 animali. E nella Granda il limite è stato raggiunto; la popolazione del lupo si autoregola e quando un territorio è “saturo” lui si sposta.
Nella Granda, si è passati da due branchi riproduttivi e una quindicina d’individui (nel 1999) a oltre 100 esemplari. La ricomparsa del lupo sulle Alpi è legata all’abbandono della montagna da parte dell’;uomo: negli ultimi 70 anni si sono ridotte coltivazioni e popolazione nelle terre alte, mentre sono cresciute senza sosta superficie forestale e gli ungulati, cioè le prede preferite del lupo. Che le ha “seguite” nella loro espansione, spostandosi dall’Appennino centrale verso le Alpi, dove non era più presente dagli Anni ’20, cancellato proprio dalla presenza dell’uomo.
Lo stesso studio spiega chiaramente che il ritorno del predatore è “sinonimo di conflitto con la zootecnia. I danni al bestiame domestico che si registrano localmente possono essere ingenti in quanto la zootecnia di montagna si è sviluppata in un contesto di circa un secolo di assenza di predatori, non rendendo più necessari l’uso di sistemi di difesa come le recinzioni elettrificate, la custodia costante del bestiame, i cani da guardiania. Le predazioni determinano un forte impatto economico, ma anche psicologico, per gli
allevatori”. Anche per questo le associazioni gracole, da anni e in modo quasi univoco, chiedono misure e interventi: Coldiretti, Cia e Confagricoltura propongono incentivi economici e abbattimenti selettivi, insomma “azioni più incisive per tutelare gli allevatori”.
Attacchi a ottobre si sono registrati a Roccabruna e valle Maira (36 ovini uccisi) e a Sant’Anna di Bernezzo, tra le case della frazione (7 ovini uccisi, due dispersi). Il direttore di Coldiretti Cuneo, Tino Arosio aveva spiegato che il Governo deve riprendere subito in mano il piano nazionale di gestione “per dare il via alle misure necessarie di contenimento, guardando a cosa accade in Europa e nella vicina Francia”. Dove è ammesso l’abbattimento del lupo: 43 le uccisioni consentite oltralpe nel 2018.
Secondo la Cia di Cuneo invece è da ricordare che restano di gran lunga più gravi i danni causati all’agricoltura dagli animali selvatici come cinghiali e caprioli (che del lupo sono prede). Pochi giorni fa una ventina di pastori delle valli cuneesi si sono trovati alla Sagra della Castagna di Roccabruna, allestendo un gazebo con appese all’ingresso, e proiettate anche su video, immagini choc di mucche, vitelli, pecore, capre, agnellini ittime degli attacchi da lupo. Spiegando: “Non una provocazione, ma un modo per presentare la realtà. Ormai la maggior parte degli allevatori si sentono abbandonati dalle istituzioni e non denunciano”. I rimborsi sono a cura del Cosman, che è sostenuta con le polizze assicurative degli allevatori. In provincia ci sono circa 300 famiglie di margari e pastori che in estate hanno lavorato in 385 pascoli con 32 mila bovini e 28 mila ovicaprini.
Da segnalare che gli studi di Wolfalps hanno pero rilevato due cose: gli attacchi sono in diminuzione e in diverse vallate, dove soni presenti molti branchi, non si sono registrati attacchi sul bestiame domestico. Lo studio è chiaro e sottolinea “la mancanza di un’associazione diretta tra la presenza di lupi e le predazioni al bestiame domestico”.
Gli attacchi in Piemonte: nel 2001 furono 80 con 512 animali uccisi (5 branchi censiti), nel 2011 ci furono 179 attacchi per 349 vittime (ma i branchi censiti erano più che raddoppiati). Nel 2015 ci sono stati 299 attacchi e 109 animali morti, nel 2016 altri 71 attacchi e 174 vittime, ma i branchi sono diventati nel frattempo almeno 27.
Da ricordare che il lupo è una specie protetta su tutto il territorio italiano e secondo gli esperi anche gli abbattimenti servirebbero a poco: nel Cuneese le condizioni ambientali sono ottime per permettere al lupo di continuare a riprodursi.
I metodi di prevenzione diversi, ma costosi: alcune migliaia di euro per gregge. Dalle recinzioni elettrificate per rinchiudere il gregge specialmente di notte alla difesa dei  cani da guardiania. Nel 73,2% degli alpeggi cuneesi viene utilizzato almeno un sistema di prevenzione per proteggere il bestiame dagli attacchi e il 26,5% degli alpeggi che non utilizza sistemi di protezione, ma è occupato da bovini o equini.
Lorenzo Boratto

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