Decreto Sicurezza: le perplessità delle cooperative cuneesi

08.10.2018

CUNEO - Il Decreto Sicurezza di Salvini la scorsa settimana ha ottenuto il “sì” prima del Consiglio dei Ministri e poi del Presidente Sergio Mattarella, sebbene il capo dello stato abbia ricordato l’articolo 10 della Costituzione il quale stabilisce le tutele per lo straniero in relazione ai trattati internazionali. Ora il testo passerà al Senato. I contenuti del provvedimento prevedono nuove norme su immigrazione, lotta al terrorismo e sicurezza urbana. A dettare tuttavia maggiore preoccupazione è soprattutto la decisione di riservare i progetti di inclusione e integrazione sociale previsti dal sistema Sprar ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati. Una scelta che nel Cuneese ha messo in allarme le nove cooperative della Rete di imprese “Rifugiati in rete” che la settimana scorsa hanno firmato di comune accordo una lettera in cui sottolineano quelle che secondo loro sono le criticità maggiori del Decreto: “Il decreto prevede con l’articolo 1 l’abrogazione della protezione umanitaria, che oggi rappresenta circa il 25% degli status assegnati ed è a fianco della protezione politica e sussidiaria uno degli strumenti giuridici che permette la traduzione del diritto d’asilo in Italia, un diritto soggettivo garantito dall’articolo 10 della costituzione”. Secondo le cooperative che in provincia di Cuneo si occupano di accoglienza proprio tramite il sistema Sprar, (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e il Cas (Centri accoglienza straordinari) sostiene che “L’abrogazione o la forte limitazione di tale diritto rischierà di creare un aumento dei contenziosi giudiziari e un forte incremento degli irregolari in Italia con il conseguente aumento dell’illegalità, della marginalità sociale e dell’insicurezza nel nostro Paese, a partire da quei Comuni e comunità, che rischiano di pagare il prezzo più alto nell’essere lasciate sole a gestire le conseguenze di un aumento della presenza di persone clandestine e quindi “senza diritti”, con innegabili risvolti sulla sicurezza delle nostre comunità. Il decreto prevede inoltre che il sistema Sprar che ad oggi si occupa in modo progettuale e sistemico dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati venga limitato solo ai titolari di protezione politica e sussidiaria, escludendo i richiedenti asilo per motivi umanitari, cioè le persone che devono essere ascoltate dalle Commissioni territoriali che devono verificare l’insussistenza di elementi impeditivi all’espulsione”. La Rete di Imprese sottolinea la necessità di mantenere così com’è lo Sprar: “Ribadiamo che il sistema dello Sprar debba essere il sistema prioritario di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, superando il sistema emergenziale dei Cas che in questi anni ha svolto un importante ruolo nella straordinarietà delle accoglienze, ma è anche stato il sistema soggetto a più abusi”. Questo soprattutto perchè il sistema permette un maggiore coinvolgimento degli enti nella gestione dell’emergenza, in particolare nei piccoli comuni: “La progettazione Sprar prevede il forte coinvolgimento dell’Ente Pubblico (il Comune), la professionalità degli operatori sociali e un sistema puntuale di rendicontazione delle spese che limita la speculazione e favorisce la retribuzione del lavoro effettivamente svolta. Lo Sprar ha inoltre la finalità di includere socialmente le persone di cui si prende cura attraverso l’apprendimento linguistico, la formazione al lavoro e l’accompagnamento legale, affinché si limiti il numero di persone nei dormitori, nella tratta della prostituzione e dell’accattonaggio. Come Rete di cooperative ci impegneremo a costruire o appoggiare iniziative volte a informare e sensibilizzare le comunità locali”. Abbiamo chiesto al senatore della Lega, Giorgio Bergesio, quali sono dunque le ragioni del provvedimento: “Il decreto Sicurezza ricopre due aspetti importanti il primo concerne l’immigrazione e il secondo la sicurezza. Andava emanato un decreto di questo tipo, intanto perché sul tema immigrazione abbiamo l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, la revoca immediata del permesso di rifugiato in presenza di violenza sessuale, spaccio, furto aggravato, e anche la revoca della protezione umanitaria ai cosiddetti ‘profughi vacanzieri’. Per l’altra parte importantissima che quella della sicurezza: abbiamo il potenziamento dell’agenzia nazionale per i beni sequestrati alle mafie, L’estensione del gaspo per il sospettato di terrorismo internazionale, la revoca della cittadinanza per gli stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, il ‘taser’ per la polizia municipale, e sanzioni durissime a chi si permette di promuovere organizzare occupazioni abusive di terreni e di edifici”. Tornando sulla specifica dell’immigrazione spiega: “Questo decreto andava emanato perché occorre partire da un principio sacrosanto che la democrazia e tale perché c’è rispetto e dove convivono tante persone occorre che queste vivano in sicurezza. Per quanto riguarda l’aspetto del permesso di soggiorno abrogato per motivi umanitari sono comunque previsti permessi speciali per le vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, cure mediche, atti di particolare valore civile, calamità nel paese di origine. Mi sembra che non si siano strette le maglie per chi ha realmente bisogno e fugge da pericoli. Per chi viene solo per chi bighellonare o per fare della malavita non gli è più concesso rimanere in questo Paese. ‘Prima gli italiani’ significa difendere coloro che vivono nel nostro Paese in modo sicuro”. L’ex senatrice e ora vicesidaco di Cuneo, Patrizia Manassero, giovedì sarà a Roma per incontrare l’Anci e discutere proprio sui temi più sensibili del nuovo decreto, in merito del quale afferma: “Indubbiamente la preoccupazione sull’organizzazione dell’accoglienza che era imperniato sullo Sprar resta. Il sistema infatti permetteva un maggiore coinvolgimento del Comune e un’accoglienza più frazionata sul territorio. Il decreto impatta molto su questo aspetto, ma diciamo che lo si sta reggendo. Giovedì sarò a Roma in sede Anci per una riunione informativa e di verifica di quali siano le tensioni. Anche il sistema Sprar sta aspettando proprio questa riunione. Le preoccupazioni sono sicuramente sull’impatto che potrà avere su ciò che stiamo già facendo. In particolare, mi preoccupa l’accoglienza delle donne, perché si sa che la tratta delle donne, nigeriane soprattutto, attraverso il canale dell’immigrazione è utilizzato per far arrivare le ragazzine e se i tempi si riducono sarà facilita. Al centro della discussione sarà anche la Clausola Salvaguardia per i piccoli comuni che spiega Manassero “evitavano di essere ‘invasi’ da numeri troppo alti, sembra essere decaduta ma è un passaggio che dobbiamo verificare, non è facile quando il decreto non è ancora definito totalmente. Ho letto la missiva delle cooperative e sì siamo preoccupati anche perché, in una visione di lungo periodo, il rischio è che i numeri aumentino senza titoli riconosciuti. Ora speriamo di poter modificare alcuni aspetti, ma certo i rischi restano specie sul livello e sulla qualità dell’accoglienza”. Chiara Gallo

 

 

 

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