Elezioni provinciali: Borgna vuole una lista unica ma i partiti sono divisi

17.09.2018

 

 

 

 

CUNEO - Prove di campagna elettorale anche per le imminenti elezioni provinciali, riservate ai circa 2.800 amministratori della Granda: 250 sindaci e tutti i consiglieri comunali, chiamati a esprimersi il 31 ottobre, un mercoledì, come stabilito del decreto Milleproroghe. Perché il centro destra sta lavorando a una lista “alternativa” a quella del sindaco di Cuneo e presidente uscente Federico Borgna. Due i nomi che circolano con più insistenza, sono i sindaci di Racconigi e Santo Stefano Belbo, Valerio Oderda e Luigi Icardi, ma per ora nessuna conferma. Per la prima volta in 4 anni si andrebbe a uno scontro: in passato nella Granda e quasi ovunque in Italia si presentava una sola lista, rappresentativa di territorio e schieramenti politici. Ma il fermento della politica non solo locale è legato al voto della primavera 2019: si rinnoveranno la maggior parte dei 250 sindaci (quindi il numero di candidati è limitato, perché il presidente deve avere davanti a sé almeno un anno mezzo di mandato), oltre al voto per la Regione Piemonte e quello per il Parlamento Europeo. A sciogliere gli indugi era stato Borgna, eletto con una lista unica nel 2014 e nel 2016 che due settimane fa aveva detto: “Sono pronto a ricandidarmi per continuare il dialogo tra territori che ci ha portati a essere modello per l’Italia. La Provincia di Cuneo è più vasta di almeno tre fra le Regioni italiane. Per avere peso e ruolo non può essere governata da un partito invece che da un altro”. Lo stesso Borgna aveva spiegato che qualcuno “sta lavorando per fare una lista di partito o di coalizione. L’obbiettivo è poter mettere una bandierina, poter dire governiamo noi”. Per Borgna sarebbe più utile una lista unica che permette di “di coprire con rappresentanti tutti i territori”, centro grandi e piccoli, montagna e collina, ma anche pensare a un equilibrio tra partiti e movimenti. Borgna, ora in viaggio di nozze, aveva iniziato una serie di incontri con referenti politici e sindaci “per verificare se l’ipotesi di una lista unica è possibile”. Incassando anche la richiesta, fatta dal sindaco di Fossano Davide Sordella, di fare un passo indietro e scegliere un altro presidenti al posto del sindaco di Cuneo. Che la situazione sia incerta è chiaro. A luglio Borgna era stato costretti a “smentire” pubblicamente la sua stessa maggioranza in Comune a Cuneo, che ipotizzava una sua candidatura alle Regionali. Poi è venuta la conferma della ricandidatura di Chiamparino, ufficializzata a Torino con gli alleati de “I Moderati”, in attesa però di una modifica della legge elettorale per le regionali, che cancelli il listino del candidato presidente e introduca norme di parità di genere. Invece il centro destra potrebbe schierare l’europarlamentare Alberto Cirio, “investito” dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi mesi fa, prima che il voto del 4 marzo che ha cambiato i rapporti di forza a livello locale e nazionale, con la Lega che ha superato Forza Italia. E per ora resta fuori il Movimento 5 Stelle, che difficilmente verrà coinvolto, per un motivo molto semplice: non ha rappresentanti tra consiglieri e sindaci, quindi neppure elettori il 31 marzo. Tra chi si è intervenuto pubblicamente nel dibattito c’è l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia, per 10 anni sindaco di Cuneo, che ha invitato il Governo e rinviare e ha scritto: “Nelle ultime settimane si è aperta una discussione tra gli Amministratori locali sulle prossime elezioni provinciali che un Decreto legge ha calendarizzato al momento al 31 ottobre. Non sappiamo se per il Governo del cambiamento sia “dolcetto o scherzetto”, cadendo il giorno di Halloween, ma non crediamo che tale data, giorno feriale, sia l’ideale per una partecipazione dei 2.800 Amministratori dei 250 Comuni della provincia”. Ancora: “Questa elezione cade anche a sette mesi dalle prossime amministrative del maggio 2019 che rinnoveranno 180 Comuni del Cuneese. La norma prevede che se un amministratore eletto in Provincia non viene confermato nel Comune, decade dal proprio ruolo. Rischiamo di avere un Consiglio eletto ad ottobre 2018 che potrebbe perdere dei consiglieri non rieletti a maggio dell’anno dopo. A questo punto, sentiti in queste settimane molti amministratori, mi parrebbe sensata la proposta di prorogare all’autunno 2019 gli attuali componenti dei Consigli provinciali. Un rinvio sarebbe utile per avere, a quella data, una classe dirigente rinnovata e motivata perché di fronte ad un mandato amministrativo pieno Se poi il “Governo del cambiamento” desse seguito al Disegno di Legge della Lega che ha proposto il ritorno all’elezione diretta ci sarebbe anche il tempo per le modifiche normative necessarie”. E conclude “appoggiando” l’attuale presidente: “Credo che il presidente Federico Borgna abbia fatto, con le limitate risorse a disposizione, un buon lavoro di squadra, che adesso sarebbe un peccato disperdere”. Lorenzo Boratto

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