L’Asti-Cuneo deve essere completata: il territorio è stufo e vuole avere fatti concreti

03.09.2018

 

 

CUNEO - Come Genova non può rinunciare al ponte Morandi così la provincia Granda non può fare a meno del completamento dell’Asti-Cuneo. È questa la risposta decisa di un territorio che dopo anni di attese e vuote promesse vede nuovamente messo a rischio la conclusione di una infrastruttura essenziale.
L’antefatto è noto: nei mesi scorsi Bruxelles ha dato il via libera al progetto predisposto dal precedente Governo che prevede che il Gruppo Gavio, cui è affidata la gestione dell’autostrada, provveda a realizzare il tratto mancante dell’Asti-Cuneo, quello compreso tra Alba e Cherasco, in cambio di un prolungamento della concessione della Torino Milano per 4 anni. La soluzione, peraltro, permetterebbe al Governo di mettere a gara nel 2030 tutte assieme le principali autostrade in un unico grande blocco in grado di attirare l’interesse dei grandi gruppi europei che, per aggiudicarselo, dovrebbero fare investimenti maggiori.
Sennonché il progetto si è arenato, nel senso che Ministero delle infrastrutture ha continuato a procrastinare la presentazione dell’accordo al Cipe, passaggio essenziale per il proseguo dell’iter. Un ritardo che ha alimentato voci, polemiche e timori.
Da più parti sono infatti giunte indiscrezioni secondo cui il ministro Toninelli sarebbe intenzionato a rivedere in modo radicale il progetto, magari abbandonando l’idea del tratto autostradale in favore di una superstrada pubblica. Un’ipotesi che certo sembra piacere a diverse associazioni ambientaliste della Granda, ma che solleverebbe un interrogativo immenso: chi metterebbe i soldi per realizzarla? Non di certo i privati, anche se sono in molti a sostenere l’esistenza in capo al concessionario di responsabilità per il mancato completamento dell’opera.
Di certo c’è, come hanno indicato prima il presidente della Regione Sergio Chiamparino e poi l’onorevole Pd Davide Gariglio, che il ministro pentastellato ha mantenuto per settimane un silenzio inquietante.
Come se la situazione non fosse già sufficientemente complicata, dopo i tragici fatti di Genova è stata avanzata l’ipotesi di nazionalizzare le autostrade, una via che getterebbe un colpo di spugna su tutti i progetti stilati sino ad ora in merito alla A 33.
“Se l’intento è quello di nazionalizzare le autostrade faccio i miei auguri al Governo ma questo, per quanto riguarda la Asti-Cuneo, significa non concluderla nemmeno fra 10 anni”, il commento amaro dell’assessore regionale ai trasporti Francesco Balocco, che aggiunge: “Spero che tutti i politici e gli amministratori cuneesi se ne rendano conto e agiscano di conseguenza”.
Solo dopo essere stato ripetutamente tirato per la giacca il ministro Toninelli ha risposto attraverso una nota nella quale ha puntualizzato che “non è mai stata messa in discussione da questa Amministrazione la realizzazione dell’opera e che il Ministero sta lavorando a un’ottimizzazione del progetto che garantisca significative economie, senza alterare o compromettere lo sviluppo del tracciato originario e senza in alcun modo sollevare dubbi sulla volontà di completamento dell’opera”.
“Se però l’intento del Partito democratico non è quello di realizzare l’opera nel minor tempo e nel miglior modo possibile, ma quello di prorogare la concessione ai padroni delle autostrade, dovrebbe dirlo chiaramente”, prosegue il Ministro, che non manca di lanciare una feroce stoccata al Governo Renzi: “Ricordo che nel febbraio 2014, l’allora ministro Lupi ha promesso il termine delle tratte ancora mancanti e dei tunnel programmati in tempi brevissimi, con uno stanziamento di 500 milioni di euro finché nel 2016 il ministero si è rimangiato il progetto di traforo della collina di Verduno, dopo aver dovuto ammettere che si trattava di una soluzione insostenibile e di uno spreco immenso di denaro pubblico”.
Risposte più precise potrebbero arrivare il 26 settembre, quando il ministro Toninelli ha fissato un incontro con le istituzioni del territorio. Ma al di là di polemiche e battibecchi, quello che la gente vuole sono i fatti. E soprattutto che, a distanza di 13 anni dall’apertura del primo lotto, si proceda finalmente a completare l’autostrada.  Roberto Buffa

 

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