Infrastrutture, paura anche in Piemonte

29.08.2018

 

 

CUNEO - Non è trascorso molto dal crollo del ponte Morandi di Genova che ha innescato un’effetto ‘onda’ di timori e rischi di potenziali crolli anche di altri ponti tale per cui, anche le istituzioni hanno riscontrato la necessità di verifiche su quelli ritenuti a rischio. Nei giorni scorsi Codacons ha stilato un elenco di viadotti, ponti e cavalcavia su cui sarebbe utile un’ispezione, tra questi due sono cuneesi: a Priero, Viadotto A6 Chiaggi e a Fossano, Viadotto A6 Stura di Demonte. Fa quindi seguito la proposta di bloccare la circolazione dei mezzi pesanti temporanea per permetterne verifiche e analisi. In Italia sono quasi mezzo milione gli immobili in dissesto, parzialmente o totalmente inutilizzabili. Si tratta, secondo una analisi di Unimpresa su dati della corte dei conti e dell'Agenzia delle entrate aggiornati al 2016, di 452.410 costruzioni classificate, secondo i parametri catastali, come degradati o, più dettagliatamente, collabenti. Il rapporto rispetto agli edifici sani, che in totale sono 62.861.919, è pari allo 0,72% e il dato risulta assai preoccupante anche alla luce del crollo del ponte autostradale a Genova. Sono 10 le province più a rischio, la maggior parte situate nel Sud del Paese, ma spiccano alcune realtà del Nord Ovest (In Piemonte e Val d'Aosta): Frosinone, Cosenza, Cuneo, Benevento, Foggia, Aosta, Siracusa, Piacenza, Verbanio Cusio Ossola, Vibo Valentia. In tutto il resto del Paese si contano 345.848 costruzioni degradate e 58.393.439 edifici "sani", con un rapporto dello 0,58%. Lo segnala l'associazione in una nota. Cuneo terza classificata con 12.003 immobili degradati e 870.155 sani, con un rapporto pari all'1,38%. La stima per far fronte alle manutenzioni straordinarie e adeguamenti alle norme di sicurezza di ponti, viadotti e sottopassi della Provincia raggiunge milioni di euro, esclusi ovviamente quelli di Anas, Autostrade e Ferrovie. Seppur giustificata per il patrimonio che l’ente gestisce (1500 su 3.222 km di strade): da ponti di piccola portata, al viadotto stradale e ferroviario «Soleri» di Cuneo (nella foto sopra), oppure ai ponti sul Tanaro nell’Albese, la cifra non è naturalmente disponibile. Nemmeno quella per le operazioni di monitoraggio e verifica, la cui cifra ammonterebbe a 30 milioni, sarebbe fruibile. “Bisogna tornare a fare ciò che le Province hanno sempre fatto ovvero la pianificazione. Occorre pensare, progettare e finanziare opere pubbliche in grado di esprimere un'idea di futuro chiara per il territorio. Dobbiamo sapere ciò che vogliamo: lo sviluppo sociale ed economico delle nostre comunità passa proprio da qui, dalla nostra capacità di tornare ad elaborare strategie e di realizzarle. Negli anni '60 la Provincia di Torino diede un contributo fondamentale, sia in termini di progettazione sia in termini di risorse, alla realizzazione dell'Autostrada Torino-Milano e della tangenziale. Piaccia o meno, è così che si è costruita l'Italia". Lo afferma il presidente di ANCI Piemonte, Alberto Avetta, dopo i fatti tragici di Genova che hanno riproposto prepotentemente il tema delle infrastrutture. Proprio nelle scorse ore, gli enti locali piemontesi hanno ricevuto la nota del Provveditore Interregionale per le Opere Pubbliche che comunica l’avvio di un'azione di verifica e monitoraggio delle infrastrutture e l’invito a predisporre, entro il 30 agosto, una relazione sugli interventi ritenuti necessari e classificati in ordine di priorità. ANCI Piemonte si è attivata per definire un format uniforme per facilitare e sveltire le rilevazioni.“I tempi sono molto stretti - commenta il presidente dell'ANCI regionale Alberto Avetta - è giusto monitorare e rilevare le necessità, ma poi bisogna anche manutenere l’esistente e progettare e realizzare le infrastrutture nuove. E per farlo annunci e improvvisazione non servono. Bisogna innanzitutto avere un’idea di futuro. E poi ci vogliono conoscenza del territorio, competenza tecnica, autonomia di programmazione e risorse”. Sara Aschero 

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