Sull'accordo Ue-Canada sul libero scambio le associazioni provinciali "divise": Coldiretti molto critica, per Confagricoltura e Cia va ratificato dall’Italia

23.07.2018

 

 

 

Se ne discute da anni a livello nazionale e adesso la polemica si è fatta più aspra. Tanto da dividere anche a livello provinciale e regionale le associazioni di categoria degli agricoltori, che sembrano i più colpiti. Stiamo parlando del Ceta, cioè l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada: un’intesa approvata a giugno 2017 dall’europarlamento, che ora va ratificato dagli Stati membri. Obiettivo dichiarato:  abbattere dazi e barriere non tariffarie tra le due grandi aree.
Per la Coldiretti regionale la scelta del vicepremier Luigi Di Maio di bocciare il provvedimento “difende gli interessi e l’economia del Paese e la qualità eccellente delle produzioni piemontesi”, mentre le altre associazioni sono favorevoli all’accordo, con alcune cautele. Non solo Confagricoltura e Cia, ma anche, a livello nazionale e locale, sono favorevoli associazioni come Confindustria e Confartigianato.  Il cuneese Bruno Rivarossa (delegato confederale Coldiretti) e Fabrizio Galliati (vice presidente regionale) spiegano: “Il vice presidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico Di Maio ha annunciato che a breve l’accordo sul Ceta arriverà in Parlamento e la maggioranza lo respingerà. È un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia e il Piemonte”.  Secondo Coldiretti sull’accordo c’è un “rivolta popolare” dove hanno già espresso contrarietà 15 Regioni, 18 Province, 2500 Comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine.
Proseguono i due referenti piemontesi: “Per l’Italia l’opposizione è giustificata dal fatto che con il Ceta, per la prima volta nella storia, l’Ue legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. L’accordo svende i migliori prodotti dell’agroalimentare sull’altare di altri interessi, tutti non agricoli”. Ancora: “L’export agroalimentare piemontese verso il Canada vale oltre i 50 milioni di euro (la maggior parte dal Cuneese, ndr) e con l’accordo i comparti più colpiti saranno quello vitivinicolo, dei bovini da carne e dei prodotti lattiero-caseari, in particolare il Gorgonzola di cui il Piemonte ha prodotto nell’ultimo anno 40 mila tonnellate, circa il 50% della produzione nazionale. Ci saranno ricadute pesanti anche sull’economia locale”.
Le altre due associazioni agricole sono invece a favore del Ceta, spiegando che “apre i mercati, rende le imprese più competitive, dà vantaggi per i consumatori e ambiente (per gli impegni reciproci sullo sviluppo sostenibile)”. Ricordando che ci sono “41 prodotti Dop e Igp “Made in Italy” saranno finalmente protetti dalle imitazioni (su un totale di 143 indicazioni geografiche europee indicate nell’accordo) e 32 mila tonnellate di formaggi europei saranno esportati in Canada a dazio zero, di cui 16.800 tonnellate di formaggi ad alta qualità”.  Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, spiega: “Siamo a favore del Ceta ma è indispensabile un’intensa attività di vigilanza e controllo da parte della Commissione europea, anche tramite valutazioni di impatto periodiche. L’export cuneese verso il Canada di prodotti dell’agricoltura non trasformati, vale dai 4 ai 6 milioni di euro l’anno. L’agroalimentare ha valori molto più importanti. E la bilancia commerciale tra Cuneese e Canada è decisamente a favore del nostro territorio: l’azzeramento dei dazi doganali e il riconoscimento delle denominazioni come garanzia di qualità non potranno che ampliare il nostro export, in particolare di formaggi, su un mercato importante. Il Canada ha 36 milioni di consumatori ad alto reddito: un mercato estero che sarà sempre più importante”. Inoltre per quanto riguarda il vino, il Ceta prevede l’abbattimento graduale di tutte le barriere tariffarie. “Agrinsieme”, cioè il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri e dalle centrali cooperative Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital, che rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane con oltre 800 mila persone occupate nelle imprese rappresentate, ha chiesto al Governo “di valutare con la dovuta e necessaria attenzione gli effetti derivanti dalla mancata ratifica di un importante accordo con una delle sette grandi economie del mondo”.
L’europarlamentare albese Alberto Cirio si era astenuto sul voto per il Ceta ed era intervenuto nel dibattito a Bruxelles. Oggi spiega: “L’astensione era contro le indicazioni del mio gruppo (i Popolari europei di cui fa parte anche Forza Italia, ndr). Il Ceta è uno strumento buono, perché apre al libero scambio, ma è e resta gravemente incompleto soprattutto per la tutela delle eccellenze cuneesi e piemontesi, “scordate” colpevolmente dall’allora ministro italiano all’agricoltura, Maurizio Martina”. Il Ceta era stato criticato sia per il “metodo” (i negoziati si sono svolti a porte chiuse) sia per le tutele ritenute insufficienti. Infatti l’attuale ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio teme sia “un’impostazione troppo incline alla globalizzazione, penalizzando le produzioni locali in favore dei grossi gruppi commerciali”.  L’export della Granda verso il Canada (il Paese nord americano ha una superficie 33 volte superiore l’Italia) valeva nel 2017 117,8 milioni di euro, +25% rispetto all’anno prima. Le voci più importanti: agroalimentare (per 26,5 milioni di euro di valore), macchine (24,5 milioni), mezzi di trasporto (23,2 milioni), bevande (22,5 milioni, buona parte composta da vino). L’import è molto minore: 3,5 milioni, in calo rispetto al 2016, soprattutto legno, prodotti in metallo, meccanica strumentale.
                    Lorenzo Boratto

 

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