Da luglio anche a Cuneo si pagherà la tassa di soggiorno

02.07.2018

 

 

 

CUNEO - Dal 1° luglio anche nel capoluogo si paga la tassa di soggiorno, un’imposta locale con  cui l’amministrazione di Cuneo punta a incassare un “tesoretto” di 200 mila euro ogni 12 mesi. Come prevede la legge, l’introito sarà “destinato a finanziare interventi in materia di turismo”.
Le tariffe: variano da mezzo euro per ostelli e campeggi, un euro per i residence fino a 2 euro a notte per alberghi e B&g a 4 stelle. L’imposta non è dovuta da chi è residente a Cuneo.
Nei mesi scorsi le polemiche erano state aspre: a fine marzo era stato convocato un Consiglio comunale straordinario per approvare l’introduzione dell’imposta di soggiorno, perché la scadenza era prevista dalla Legge di stabilità per le delibere che riguardano tasse e imposte. Altrimenti si sarebbe dovuto rimandare tutto al 2019.
Ad aprile Confcommercio, associazione Albergatori e Conitours avevano polemizzato spiegando che “la tassa di soggiorno non rappresenta la volontà degli albergatori della città di Cuneo e l’associazione Albergatori Confcommercio non è affatto d’accordo con questa scelta del Comune”.
Giorgio Chiesa, vicepresidente vicario dell’associazione Albergatori Esercenti e Operatori Turistici della provincia, aveva spiegato: “Non eravamo contrari a prescindere, ma chiedevano di poterne discutere, di ragionare su quale poteva essere la scelta migliore. Invece inspiegabilmente il Comune ha accelerato i tempi, con la scusa di dover inserire il provvedimento a bilancio. Fretta che ci fa pensare che non ci fosse la volontà di dialogare, ma solo quella di incassare. Inoltre, contando che l’80% dei clienti che soggiornano in città lo fanno per motivi di business, spesso legati alle aziende del territorio, la cifra stabilita è davvero eccessiva”.
Il problema fondamentale resta il fatto che si applica solo a Cuneo e non in tutti i centri limitrofi. Per adesso l’imposta è “sperimentale”, per sei mesi, dopo i quali Amministrazione, associazioni di categoria e Atl del Cuneese tireranno le somme. L’incasso potrebbe essere rilevante perché Cuneo è il secondo centro turistico della Granda, dietro ad Alba, che da questa imposta ha ottenuto lo scorso anno mezzo milione di euro: la capitale delle Langhe ha registrato nel 2017 poco meno di 200 mila presenze l’anno (in 110 strutture ricettive per 2.363 posti letto, un record). Cuneo nel 2017 ha registrato 135.654 pernottamenti in 53 strutture, il 33% stranieri e con un tempo di permanenza medio: 2,7 giorni; i posti letto sono 1.312.
Come altrove in Italia la riscossione della tassa spetta agli esercenti, che devono indicare l’importo e rilasciare una ricevuta: ogni tre mesi gli albergatori verseranno quanto incassato. Sul sito del Comune è stato attivato un sistema applicativo dove “caricare” le informazioni su presenze ed esenzioni (ad esempio minori di 12 anni, autisti e accompagnatori di gruppi oltre 20 persone, malati, disabili). I dati saranno incrociati per controlli a campione per verificare le inadempienze.
In Italia la tassa di soggiorno è applicata in oltre 900 Comuni e ha fruttato lo scorso anno 463 milioni di euro, destinati a crescere: l’applicheranno sempre più centri e si moltiplicano anche gli accordi per far pagare la tassa anche a chi utilizza piattaforme web come il celebre portale americano AirB&b.
Nel territorio dell’Atl del Cuneese (che copre 156 centri, dal Cebano al Saluzzese) la tassa è applicata solo a Saluzzo, dal 2012, dove si paga un euro in qualsiasi struttura ricettiva, per un massimo di 8 notti. Gli incassi, negli ultimi cinque anni, sono passati da 21.752 a 33.067 euro. C’è poi Limone, che in base a un accordo con la Confcommercio, applicherà l’imposta il prossimo inverno, con tariffe da 0,50 a 1,50 euro e previsioni di 50 mila euro di introiti annuali. Doveva essere introdotto già in estate, poi la scelta di posticipare. Il sindaco Angelo Fruttero aveva detto: “Avevano protestato gli albergatori che avevano già venduto ai turisti diversi pacchetti estivi dove la tassa non era conteggiata: sarà introdotta dall’inverno dando tempo agli esercenti di tenerne conto”.     Lorenzo Boratto

 

 

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