I sindacati: “Applicare l’Iva sugli affitti delle case popolari è un’ingiustizia”

28.05.2018

 

 CUNEO - “Ingiusto applicare l’Iva al 10 per cento sugli affitti degli alloggi popolari dell’Atc, come succede a Cuneo da 5 anni: una misura che penalizzi i ceti più deboli e non è prevista neppure nei contratti di affitto tra privati”. I sindacati regionali degli inquilini (Sunia, Sicet e Uniat, tre sigle che fanno capo a Cgil, Cisl e Uil) hanno protestato prima a Cuneo in una conferenza stampa martedì, nella sede Cisl di via Cascina Colombaro, e il giorno dopo a Torino, ascoltati dai consiglieri regionali della seconda commissione di palazzo Lascaris. L’applicazione dell’Iva per il momento avviene in regione in modo discontinuo, a macchia di leopardo, ma riguarda migliaia di famiglia: dopo Cuneo l’hanno introdotta Asti e Biella, succede anche nell’Atc Piemonte Nord (ma solo nei rinnovi contrattuali e a Novara e Vercelli oramai viene pagata dall’80% degli inquilini), ma non l’applicherà Torino e provincia, che il patrimonio immobiliare più grande in Piemonte e che in passato ha avviato massicce campagne di “vendita” per ridurlo e avere risorse per le manutenzioni, sempre più necessarie. Tra sindacati e Atc ci sono state polemiche e guerra sulle cifre. I sindacati hanno anche lanciato un appello al presidente della regione Sergio Chiamparino, ma le Agenzie territoriali della casa sono determinate ad applicare la tassa, malgrado le proteste. A Cuneo, Sergio Contini, segretario regionale Sunia (oltre 10 mila iscritti in Piemonte) aveva detto: “Con l’Iva al 10% si creano disparità tra vicini di casa, cioè tra chi ha rinnovato il contratto e chi ha quello vecchio, inoltre si penalizza chi ha contratti più cari. Torino non applicherà il balzello e ci ha rassicurato: abbiamo scelto di protestare a Cuneo perché la prima provincia che l’ha introdotto, seguita dalle altre. È una tassa che non vale neppure negli affitti tra privati, ma invece grava sui ceti deboli. Inoltre le tariffe sono decise da una legge regionale e queste disparità aprono la strada a contenziosi e ricorsi”. Gli aveva fatto eco Giovanni Baratta, segretario regionale Sicet (5 mila iscritti in regione, di cui 1.300 affittuari di case popolari nel Cuneese, dove è la sigla più rappresentativa): “Nella Granda era stata applicata l’Iva dal 2013, ma c’erano anche alcuni meccanismi per calmierare questi aumenti. Solo che queste misure sono state cancellate unilateralmente”. Ad esempio l’Atc a Cuneo pagava il costo degli amministratori (prima erano pagati dai condomini). Ma poi queste misure sono state “cancellate” per una questione di omogeneità con le altre province. Perché da due anni esistono soltanto tre Agenzia territoriali in Piemonte, mentre prima erano provinciali: oggi si chiamano Atc Piemonte Sud (unisce Cuneo, Asti e Alessandria), Torino, Nord (le altre province piemontesi). Il presidente dell’Atc Piemonte Sud è il saviglianese Gino Garzino: “Sono polemiche pretestuose, perché applicare l’Iva consente all’Atc di scaricarla, ad esempio per gli acquisti, garantendo più manutenzioni e più servizi agli inquilini. Nella Granda ci sono 600 affittuari (su 4 mila contratti totali, ndr) coperti dal “fondo sociale”, cioè soldi messi da Comuni e Regione per chi non può pagare le rette più basse. Loro sono esclusi. Per le fasce più deboli, circa due terzi del totale, l’incidenza è zero o ci sono anzi leggeri vantaggi. Reintrodurremo gli sgravi che abbiamo tolto in passato, ma solo per una questione di omogeneità tra le tre province dopo l’unificazione dell’Atc Piemonte Sud”. Sull’applicazione a Cuneo non erano mancate le polemiche neppure nel 2012, quando l’Atc era provinciale e il presidente era un altro saviglianese, Marco Buttieri. All’epoca aveva spiegato: “La possibilità di introdurre l’Iva sui contratti era prevista dalla legge e prima di fare questa scelta ci siamo confrontati con i sindacati. C’erano da pagare 600 mila euro di Imu e una spesa di 800 mila euro di manutenzioni annue. Senza questo 10% in più avremmo dovuto mettere le manutenzioni a carico degli affittuari”. Garzino aggiunge: “Nel 2017 grazie all’Iva sono stati recuperati quasi 500 mila euro nel Cuneese: la precedente amministrazione aveva fatto bene a introdurre quella tassa. Chi solleva questi problemi dovrebbe battersi perché le Atc abbiamo risorse: Cuneo l’ha fatto da cinque anni e oggi ha fabbricati in condizioni migliori e conti in ordine rispetto ad Asti e Alessandria. I correttivi per non gravare sulle fasce più deboli? Li reintrodurremo, ma in modo omogeneo su tutta l’Act Sud. Servirà prima fare il censimento annuale degli inquilini, di cui aspettiamo il via libera dalla Regione. Alessandria applicherà l’Iva al 10% dal 2019, come abbiamo appena deliberato. E a Cuneo vedremo ad esempio di anticipare il pagamento degli amministratori per non creare squilibri”. Anche l’Atc Piemonte Nord in passato ha difeso questa tassa, aggiungendo che “applicare l’Iva al 10% sui canoni ha consentito contestualmente da oltre un anno di ridurre l’Iva dal 22% al 10% su alcune spese, come il riscaldamento. Così se il canone di affitto è minore delle spese c’è, a regime, un lieve risparmio: ad esempio, con un canone di affitto di 100 euro e spese di 150 euro, la vecchia bolletta era di 283 euro complessivi, con la nuova formulazione l’importo complessivo è di 275 euro al mese”. Lorenzo Boratto

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