Opere incompiute in Granda: il lungo elenco di guai, dall'autostrada alle ferrovie

23.04.2018

 

 

CUNEO - Tutta la provincia di Cuneo ha un fortissimo “credito” sulle infrastrutture mancanti. Ci sono state discutibili impostazioni nel passato, tempi sconfortanti, attese immotivate: autostrada Cuneo-Asti, i collegamenti con la Francia, tangenziali e strade”. Così ha detto giovedì (19 aprile) a Cuneo il presidente della Provincia Federico Borgna, in un incontro con l’assessore regionale ai Trasporti Francesco Balocco e i sindacalisti Cisl, convocato nella sede della Provincia per discutere dei tanti guai del collegamento tra Italia e Francia passando da Tenda. Le questioni infrastrutturali per la Granda sono tante, attese da decenni, discusse da troppo tempo.  Il caso più eclatante riguarda la fine dell’autostrada che collega Cuneo, Alba, Asti. Il tema, la scorsa settimana, è stato trattato anche dalla trasmissione d’inchiesta di Rai Tre Report, con un lungo servizio sulle concessioni autostradali. Sono 25 in Italia e quasi il 70% se lo spartiscono due grandi gruppi che fanno capo ai veneti Benetton e agli alessandrini Gavio. La questione delle concessioni è cruciale proprio per terminate l’A33. Iniziata oltre 10 anni fa, dopo due decenni di discussioni, ma oggi manca un terzo dei 92 km previsti da Cuneo ad Asti. E per concludere l’opera servono almeno 30 mesi, con costi oltre i 300 milioni di euro, dopo l’accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea che ha dato il via al progetto rivisto. L’accordo con Bruxelles prevede che Satap (società del gruppo Gavio, uno dei leader mondiali del settore autostrade) realizzi il tratto mancante dell’A33 contenendo i costi e utilizzando il sistema del “cross-financing”: in pratica il prolungamento di 4 anni della concessione per l’A4 Torino-Milano per “pagare” la conclusione dei lavori tra Cherasco, Verduno, Roddi. Su Report, oltre a un’intervista al sindaco di Alba Maurizio Marello, l’imprenditore Domenico Monge (leader italiano nel settore del pet food) ha accompagnato le telecamere Rai da Asti a Cuneo tra pedaggi e obblighi di percorrere strade statali e provinciali non adatte al passaggio di migliaia di tir ogni giorno e a tutte le ore. Ma la questione della Cuneo-Asti è “sospesa” in attesa di vedere al più presto un Governo in carica. L’approvazione da parte di Bruxelles del meccanismo di finanziamento, una deroga alle regole europee che prevederebbero gare pubbliche, è stata ancora confermata dall’europarlamentare Alberto Cirio giovedì: la lettera di via libera al Governo italiano giungerà entro il 15 maggio a Roma. 

 

Tangenziale di Fossano
Ma i problemi sulle grandi opere restano tanti e tutti aperti. A partire dalla tangenziale di Fossano: lo svincolo su via Marene crollò il 18 aprile 2017, distruggendo una gazzella dei carabinieri: illesi i due militari, stavano facendo un controllo e si sono allontanati in tempo. La tangenziale ha riaperto a dicembre ma solo a una corsia per senso di marcia, vietata ai Tir. La Procura di Cuneo ha appena concluso gli accertamenti tecnici con 12 rinvii a giudizio e ora l’Anas potrà portare via dal cortile del cimitero le macerie, accumulate da quasi un anno. Sul crollo sta indagando la Procura (il pm è Pier Attilio Stea) e Luca Giordano, consulente tecnico della Procura, consegnerà a maggio la relazione dove dovrebbe essere chiaro di chi sono le responsabilità del crollo. Intanto sono arrivate la protesta del Comune (appesa uno striscione sul municipio dove si legge “Verità, rimozione e ripristino per la Tangenziale di Fossano”) e un’interrogazione del senatore leghista Giorgio Bergesio. L’assessore Francesco Balocco, per 10 anni sindaco proprio di Fossano, ha annunciato lo stanziamento da parte di Anas di 8,5 milioni di euro “per la sigillatura dei tubi di sfiato sulle testate dei travi dei viadotti, la ricostruzione della rampa dello svincolo con gara d’appalto entro l’anno e la manutenzione straordinaria della tangenziale”. Anche se mancano i  progetti. Lo stesso Balcco ha parlato di “concreto passo avanti”, sebbene le cause del crollo sono ancora ignote. 

 

Tenda: strada e ferrovia
Nell’incontro di giovedì in Provincia a Cuneo Balocco era intervenuto su altri due questioni aperte e urgenti. Sullo scavo del Tenda bis: “Anas ci ha rassicurato al telefono sulla ripresa del cantiere, ma non basta. Lo deve fare in un incontro pubblico. Le lamentale per i ritardi erano molte anche prima dell’inchiesta della Procura. La rescissione del contratto  non era certo un augurio, ma ce lo aspettavamo. Il riaffidamento del cantiere sia veloce, pensando ai lavoratori: l’assessore regionale al Lavoro Gianna Pentenero si interesserà alla vicenda”. 
Balocco ha contestato aspramente nelle ultime settimane anche le scelte della Francia sulla linea ferroviaria dal Cuneese verso Liguria e Costa Azzurra. Da settembre si viaggia su bus sostitutivi da Limone e Ventimiglia, con tutti i disagi del caso, e la riapertura è slittata da maggio a metà luglio. L’assessore regionale aveva detto, in un polemico post sul suo profilo Facebook: “Anche peggio di come temevo. Per pochi giorni di astensione al lavoro da qui al 1° maggio (per altro non delle ditte che stanno svolgendo gli interventi sull’infrastruttura, costati 29 milioni di euro e pagati dall’Italia, ndr) si sposta di due mesi e mezzo la riapertura, pregiudicando anche buona parte della stagione estiva e mettendo ulteriormente in difficoltà un territorio già pesantemente penalizzato dalle vicende del tunnel stradale. Potete commentare voi stessi “l’efficienza” del sistema francese, io mi astengo”; aveva aggiunto: “La questione sarà trattata, così come il Tenda bis, nella conferenza intergovernativa Italia Francia fissata il 18 maggio a Nizza”. Sempre da Balocco, in diverse occasioni, è stato ribadito l’impegno di aumentare il numero di bus sostitutivi nei fine settimane già da maggio ed era stato sempre l’assessorato guidato dall’ex sindaco di Fossano a ribadire che, a dicembre, con l’entrare in vigore dell’orario invernale di Trenitalia,  riaprirà ai passeggeri la linea Savigliano-Saluzzo (chiusa dal 2012), mentre si valutano i costi per riaprire la Cuneo-Saluzzo (su cui viaggiano soli i merci) e la Cuneo-Mondovì (abbandonata da sei anni), mentre non ci sono novità per la linea Alba Asti. Erano 4 delle 12 linee che erano state soppresse dalla Giunta guidata da Roberto Cota: anche in quel caso il Cuneese fu la porzione di Piemonte più penalizzata dalle riduzioni. Variante di DemonteInfine altre due opere, dopo 15 anni di pasticci e ritardi, potrebbero andare in porto in tempi brevi. Una è la variante di Demonte, finanziata da Anas e poi cancellata cinque anni fa. Balocco era stato alla presentazione del progetto fondamentale per la valle Stura, dove i centri storici dei paesi sono soffocati da una media di quasi milel Tir al giorno (numero destinato a crescere per l’ampliamento dello stabilimento delle Fonti di Viandio). Aveva detto: “Il progetto definitivo della variante lungo la statle 21 del Colle della Maddalena prevede 2,7 km di lunghezza, con un ponte sul rio Cant, un viadotto, una galleria. Costa circa 50 milioni di euro, importo finanziato nel Contratto di Programma Anas con una riduzione significativa rispetto al preliminare. Servono ancora alcuni nulla osta burocratici, ma l’impegno è di appaltare i lavori entro il 2018: si prevede dureranno 1200 giorni. Sono particolarmente soddisfatto, perché abbiamo portato a casa un risultato atteso da anni. Ora non resta che vigilare sul rispetto delle tempistiche”.

 

Altre opere
Anas appalterà forse il prossimo anno varianti di Cherasco e Mondovì, risorse permettendo. E resta da capire se il nuovo ospedale di Verduno sarà pronto per fine anno (come annunciato i cantieri dovrebbero terminare a ottobre e il nosocomio sarà operativo da gennaio 2019), senza contare i continui divieti al colle della Maddalena, ormai diventato un valico stagionale per le tante chiusure per neve: in questo caso la responsabilità è soprattutto della Francia che ha impiegato un mese per rimuovere una frana nella valle dell’Ubaye. Al centro delle polemiche, ma anche del dialogo continuo cn gli uffici torinesi dell’assessorato ai Trasporti, resta sempre Anas: si sta lavorando anche perché la società  “riprenda” diversi decine di km di strade in passato cedute agli enti locali, che però non hanno più soldi per gestirle in modo adeguato. 
L’assessore Balocco, commentando i casi di Fossano e Tenda Bis, aveva detto: “Due episodi che sono emblematici di cosa Anas non deve più essere. In entrambi i casi c’è un peccato di origine: le modalità di progettazione e realizzazione. Per la tangenziale servono interventi per mettere in sicurezza la struttura attuale, mentre sul Tenda bis dobbiamo valutare il tipo di traffico che la strada può reggere, soprattutto in Francia, al di là del nuovo tunnel”. Sull’incorporazione di Anas da parte di Fs, avvenuta a inizio anno e voluta dal Governo Renzi, sempre l’assessore aveva aggiunto: “Ora Anas è parte della grande holding di Fs: una società pubblica ma di natura privata, quindi potrà migliorare dal punto di vista operativo. Strutture di progettazione e direzione lavori di Anas e Rfi, quindi strade e ferrovie, potrebbero essere comuni. E Anas se ne avvantaggerà”.  Lorenzo Boratto
 

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