Pareri contrastanti in Minoranza sugli stagionali all’ex  Caserma Morandi

12.04.2018

 

SALUZZO - Un centrodestra apparentemente ancora diviso quello intervenuto durante l’ultimo Consiglio Comunale di ieri sera, mercoledì 11 aprile, sulla questione dei lavoratori stagionali. Da un lato appare chiara la Lega, che chiede un referendum per la possibilità di ospitare gli aspiranti lavoratori nell’ex Caserma Filippi: “Se la Giunta prosegue con questo progetto - ha affermato il consigliere Domenico Andreis - chiediamo che venga sottoposta a un referendum consultivo per chiedere ai saluzzesi che cosa ne pensano”. Dall’altra l’intervento della consigliera Daniela Contin, Forza Italia che si rivolge alle aziende agricole affinché si facciano carico della gestione dei lavoratori e in merito a proposte alternative rievoca il 2009 quando il fenomeno iniziava a diffondersi: “Noi una risposta a questo problema l’avevamo data nel 2009 - ha spiegato durante il Consiglio - quando di presenze ce n’erano 100. In quell’occasione avevamo sottolineato come una politica così di accoglienza, di cui si faceva carico Saluzzo, avrebbe incentivato altra accoglienza. Quando ci avete chiesto se saremmo stati d’accordo su una diversa soluzione al campo al Foro Boario avevamo detto sì, se questo significava invertire la rotta. Non perché non vogliamo accogliere persone, ma perché bisogna dare risposte anche se significa compiere delle forzature. Se la responsabilità è delle aziende che se ne facciano carico loro. Abbiamo paura di perdere voti? Io no”. Ma di fatto non vi è nessuna legge che obbliga l’azienda che stipula il contratto, ‘ a chiamata’ e spesso non continuativo, a fornire un alloggio al lavoratore. Perplessità sono poi emerse da parte di Dario Miretti e dal neo nominato consigliere Andrea Farina che hanno espresso dubbi sulla sicurezza e sullo smantellamento a fine stagione della struttura. “Certo, da averli per la strada a averli in una struttura fissa, vuole dire meno degrado e più sicurezza - ha specificato Miretti -. Ma vedendo anche le difficoltà dell’anno scorso da parte della Coldiretti nel chiudere il campo attrezzato, non so come avete idea di affrontare il problema. I controlli dovranno essere continui, anche in considerazione della vicinanza alle scuole e alle abitazioni. Penso che le aziende agricole sappiano venire incontro a questi problemi ed è giusto che li affrontino insieme alle loro associazioni di categorie, ma penso anche che questo dormitorio non sia necessario”. “La mia perplessità principale - ha ribadito Farina - riguarda la chiusura del dormitorio. La preoccupazione è che ci siano difficoltà di gestione, soprattutto nel caso in cui anche solo solo una parte di queste persone dovesse fare resistenza ad andarsene. Se il progetto fosse limitato nei numeri, dove si accoglie solo chi ha un contratto di lavoro, forse metterebbe pace tra chi accoglie e chi deve essere accolto. Ho paura che per 400 persone non sarà possibile, l’unica strada resta attraverso l’accoglienza diffusa. L’altra mia preoccupazione è altresì che una tale accoglienza generi ulteriori arrivi, attirando persone senza contratto”. Più propositive e pacate le repliche dei consiglieri Danilo Rinaudo e Stefano Quaglia, i quali evidenziano come il problema sia a monte, proprio sulla regolamentazione lavorativa nel settore agicolo. “Sicuramente - ha spiegato Rinaudo - il dormitorio è un passo avanti. Il Sindaco ha ricordato quando tutti noi abbiamo detto basta a una situazione indegna dal punto di vista prima di tutto umanitario. Presenta aspetti migliorativi, ma ci sono comunque dei fattori di rischio. Bisogna quindi fare alcune riflessioni, prima di tutto far capire bene che è una soluzione migliorativa e che è giusto, corretto e civile un riconoscimento economico da parte di chi resta nella struttura. Secondo, questa è una sistemazione per chi viene a raccogliere la frutta, perciò a stagione finita deve essere smantellata. Terzo, l’importanza del presidio all’ingresso e il controllo, occorre far sapere subito quali sono i vincoli per poter esser ammessi e che chi non ha i presupposti non può stare fuori. Non spetta a noi, certo, ma le forze dell’ordine ne hanno le competenze”. Il consigliere Quaglia si è quindi soffermato su due aspetti di cui occorre tenere conto: “Il mondo agricolo ha bisogno di manodopera africana, manodopera che si sposta dal sud fino a Saluzzo. L’altro aspetto è che non possiamo mandarli via perchè hanno regolare permesso di soggiorno. La stessa questione era stata sollevata negli anni ‘90 con gli albanesi, anche loro avevano il permesso di soggiorno, ma grazie a un lavoro di persuasione e alla maturazione della popolazione albanese la situazione si è normalizzata. Qui si tratta di un fenomeno diverso in cui il Comune si è trovato da solo. La proposta dell’ex caserma Filippi cerca di affrontare l’argomento, ma non va sottovalutato il rischio del ‘ghetto’. Il mercato del lavoro dell’agricoltura purtroppo non è regolamentato, presenta un vizio d’origine che è molto grave. In conclusione, prestiamo attenzioni particolari a questo progetto, senza mascherarne i rischi, nel tentativo di circoscrivere l’accoglienza. Tutti gli attori coinvolti devono far sì che a fine anno la sommatoria sia positiva per gli uni e per gli altri. Nel frattempo occorre affrontare l’annoso problema della regolamentazione”. Chiara Gallo 

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