L'acqua sarà gestita solo dal pubblico

03.04.2018

 

 

 

CUNEO - A gestire il servizio idrico integrato della Granda per i prossimi 30 anni sarà una società pubblica e in house, ovvero integralmente appartenente ai 250 comuni del territorio. La decisione era nell’aria, ma lo scorso 28 marzo è arrivata l’indicazione definitiva dell’Assemblea dei sindaci dell’Ato 4.Una decisione certamente sofferta, giunta al termine di un dibattito acceso in cui non sono mancati applausi polemici e qualche urlo di contestazione. Com’era prevedibile non c’è stata unanimità di intenti, visto che un numero consistente di cittadine hanno votato contro la decisione, schierandosi invece a favore di un modello misto pubblico-privato.Alla riunione erano presenti sindaci e delegati di 188 città e paesi della provincia, pari a poco più del 90% delle quote di rappresentatività dell’Autorità d’ambito. Al momento di votare 119 comuni si sono schierati per il sì (83% dei presenti, oppure il 76% di tutto il territorio) e 59 per il no (17% dei presenti), con due astenuti e altri 8 amministratori che si sono allontanati senza votare. Parere positivo è stato espresso da tutte le “Sette sorelle” e da quasi tutti i comuni montani, scelta opposta per diversi centri di Roero, Langa e Saviglianese (tra cui Racconigi, Canale, Marene, Santo Stefano Belbo).Il presidente dell’Autorità d’ambito Bruna Sibille ha cercato di smorzare i toni all’esito della votazione. Dopo essersi detta “soddisfatta per l’altissima partecipazione di rappresentanti del territorio, segnale che questo sia un servizio essenziale”, ha commentato: “Il fatto che la proposta di gestione pubblica in house abbia avuto oltre il 75% di consensi significa che la provincia non è spaccata. Questo dato fornisce un'indicazione molto chiara alla Conferenza d'ambito che si riunirà a breve per scegliere un modello di gestione che dovrà perseguire con impegno due obbiettivi: innanzitutto dovrà dimostrare un grande rispetto della prossimità territoria, evitando una gestione del sevizio cuneocentrica. In secondo luogo lavoreremo migliorare, o quanto meno mantenere, l’ottimo livello attuale del servizio idrico. Un ultimo dato da rimarcare, che mi rende molto soddisfatta, è la garanzia che verranno salvaguardati i posti di lavoro e le professionalità dei lavoratori”.La posizione dei comuni che hanno scelto di sostenere un sistema misto viene comunque ribadita all’indomani del voto dal primo cittadino di Santo stefano Belbo Luigi Icardi in un lungo comnicato: “Le società di gestione miste pubblico-privato, con capitale privato non prevalente, nel nostro territorio hanno sempre dimostrato di essere la soluzione migliore, hanno sempre funzionato bene, garantendo da un lato il pieno controllo pubblico sul servizio idrico e dall’altro i livelli di efficienza e qualità del servizio raggiunti dal privato; hanno sempre garantito a cittadini e aziende un ottimo servizio con tariffe più basse della media”.“Nella Langa e nel Roero, come anche in altre aree della provincia, le società miste storicamente sono andate ben oltre i tradizionali servizi di rete e hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo del territorio, permeando anche altri settori, come quello turistico”.“La liquidazione del sistema esistente che funziona e la menzione al suo posto di un nuovo sistema totalmente pubblico in house providing, che impegna i Comuni con le loro risorse e i loro bilanci, rappresenta una scelta al buio. La prudenza che deve caratterizzare le scelte di un sindaco non lo permette”.E poi ancora: “Il modello totalmente pubblico in house comporta anche pesanti implicazioni patrimoniali a carico dei Comuni, che devono accantonare risorse per garantire gli investimenti del gestore sottraendole quindi alle disponibilità per gli investimenti comunali. Tale vincolo non si applica invece nel caso di società mista, anche se il capitale pubblico è maggioritario. Non solo, in caso di perdite d’esercizio del gestore, i Comuni sono tenuti a ripianare le perdite”.Non è infine mancata la voce forte del comitato “Acqua pubblica”, che alla vigilia della votazione ha inviato una nota: “In merito alla posizione dei sindaci ‘ribelli’ che si sono incontrati a Barolo è utile ricordare cosa avevano votato nel 2011 i loro cittadini al referendum sull’acqua pubblica. Se i sindaci votassero ‘no’ alla gestione totalmente pubblica violerebbero il mandato dato dai loro elettori”. Roberto Buffa

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