Caritas, Corridoi umanitari: un nuovo inizio a Saluzzo

05.03.2018

 

SALUZZO - Alazar ha 24 anni, è arrivato a Saluzzo insieme al padre Temesgen, alla madre Militetsega e alla sorella Abigayl. Come il resto della sua famiglia, ha un passato molto difficile alle spalle, ma molta voglia di iniziare una nuova vita. Ha studiato ed è fuggito dall’Eritrea a 16 anni per evitare di fare la leva militare e così morire come accaduto ai fratelli maggiori. Non parla ancora l’italiano perciò utilizza l’inglese, è molto timido, ma si fa perfettamente capire quando gli si chiede cosa ha pensato quando gli è stato detto che sarebbe venuto in Italia. “Siamo davvero grati alla Caritas e a tutti coloro che ci hanno aiutato per questa opportunità. È bellissimo essere qui, questa è un’opportunità importantissima per noi”. Alazar e i suoi famigliari sono arrivati mercoledì 27 febbraio con lo stesso volo preso da 144 profughi, tutti domiciliati o residenti in campi profughi etiopi o quartieri ghetto ad Addis Abeba. Lì sono stati selezionati dall’Onu insieme ad altri 500 beneficiari che arriveranno nel corso di questo anno tramite i Corridoi Umanitari. A Saluzzo sarà la Caritas Diocesana che ha aderito al progetto nazionale a seguirli. “Dopo un primo match per incontrare le loro esigenze con le nostre - spiegano dalla Caritas - sono stati selezionati per vivere qui. Noi avevamo solo espresso difficoltà a seguire casi con gravi disagi sanitari, perciò è stata scelta questa famiglia che aveva una vulnerabilità diversa, una vulnerabilità politica, in quanto erano a rischio per la storia del padre in relazione al regime dittatoriale in Eritrea”. Ora dovranno seguire un percorso di un anno volto all’autonomia e all’integrazione, sociale e lavorativa. Tra i primi passi da compiere ci sarà quindi l’apprendimento dell’italiano e l’orientamento sul territorio. Tutti i membri della famiglia hanno fatto richiesta di asilo, anche se in realtà hanno già il riconoscimento di rifugiati da parte delle Nazioni Unite che li hanno selezionati, per venire in Italia. Nel frattempo impareranno la lingua e inizieranno un percorso professionale, i figli Alazar e Abigayl sono scolarizzati, hanno studiato a lungo e hanno progetti per il loro futuro. Per quanto riguarda i genitori si prevede un percorso di integrazione con la comunità locale e con le associazioni del territorio. Chiara Gallo 

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